La difesa dell'Europa dopo le “notizie di pace”: le politiche prima del prezzo
Principali insegnamenti
- I recenti colloqui non hanno portato ad alcun accordo vincolante; i mercati hanno sopravvalutato l’eventualità di una rapida risoluzione e sottovalutato il costo di una deterrenza credibile e del possibile mantenimento della pace ad opera dell’Europa.
- Il 5% della NATO entro il 2035 (>3,5% per la difesa di base) e il programma SAFE dell'UE da 150 miliardi di euro sono alla base di bilanci pluriennali.
- Readiness 2030 ed EDIS/EDIP promuovono l'integrazione nel mercato unico, lo sviluppo della capacità industriale e l'innovazione a duplice uso nel campo dell'IA, dei droni e dello spazio.
- Il sell-off di agosto sembra un reset delle valutazioni; il percorso strutturale della spesa rimane intatto.
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Nella prima metà del 2025, le società europee del settore della difesa erano tra i temi di spicco del mercato. Queste hanno vissuto un rally quando il riarmo dell'Europa è passato dalla retorica all'azione. Le oscillazioni di agosto, innescate dai titoli di giornale su una potenziale intesa diplomatica tra Stati Uniti e Russia e un ipotetico cessate il fuoco in Ucraina, hanno portato alcuni a chiedersi se la tesi avesse ormai fatto il suo corso. La nostra opinione rimane che tale battuta d'arresto sia ciclica, mentre i fattori trainanti sono strutturali. In parole povere: il calo è passeggero, l'impegno no.
I mercati si sono aggrappati ai titoli sugli “accordi”, secondo noi sopravvalutando la probabilità di una risoluzione a breve termine e sottovalutando il costo della deterrenza, anche laddove la prima evenienza dovesse manifestarsi. In tal caso, un cessate il fuoco credibile con solide garanzie di sicurezza implicherebbe comunque una presenza militare sostenuta da parte dell’Europa sul campo, insieme alla ricostituzione delle scorte e a una maggiore prontezza della NATO1. Le notizie riportano anche la possibilità di una forza di pace europea, che sarebbe di per sé costosa, con esigenze pluriennali di approvvigionamento e sostentamento. In breve, la deterrenza è un'attività che richiede ingenti capitali; il recente ribasso sembra essere dovuto al sentiment, non a un cambiamento nel percorso strutturale della spesa.
Impegni strutturali: nel 2025 a cambiare sono state le politiche, non il sentiment
La traiettoria che la difesa europea seguirà è ora codificata, con quadri normativi a livello di UE e di trattati. Al vertice NATO dell'Aia del 24-25 giugno 2025, gli alleati hanno stabilito un nuovo quadro per aumentare la spesa al 5% del PIL2 entro il 2035, di cui almeno il 3,5% destinato alla difesa di base3. Si tratta di un cambiamento radicale rispetto al parametro del 2% in vigore da tempo, che stabilisce un percorso pluriennale per i bilanci, piuttosto che produrre un picco stagionale.
Bruxelles ha creato un sistema di finanziamento e un'infrastruttura industriale all'altezza delle ambizioni. Il 27 maggio 2025, il Consiglio ha adottato formalmente lo strumento Security Action for Europe (SAFE), che prevede fino a 150 miliardi di euro4 di prestiti garantiti dall'UE per cofinanziare appalti congiunti e potenziare le capacità prioritarie, dalla difesa aerea e missilistica alle munizioni, fino ai droni. L'obiettivo è superare la frammentazione e fornire ai principali fornitori e alle loro catene di approvvigionamento la prevedibilità della domanda necessaria per investire su larga scala.
Fondamentalmente, la rampa parte da una base più alta. Nel 2024, la spesa per la difesa dei membri dell'UE è stata di circa 326 miliardi di euro, un valore pari approssimativamente all'1,9% del PIL e oltre il 30% superiore a quello del 2021, a dimostrazione del fatto che il riarmo è già passato dalla retorica ai bilanci5. Oltre alle risorse economiche, la Strategia industriale europea nel settore della difesa (EDIS) e il Programma per l’industria europea della difesa (EDIP) associato hanno definito una direzione chiara per un vero e proprio mercato unico nel settore, con obiettivi espliciti di aumentare gli appalti intra-UE e gli acquisti collaborativi entro il 2030 e di arrivare ad assegnare almeno il 60% degli appalti all'interno dell'UE entro il 20356.
Figura 1: Obiettivi della Strategia industriale europea nel settore della difesa (EDIS) per il 2030 - Responsabilità degli Stati membri

Fonte: Commissione europea: comunicazione congiunta del Parlamento europeo e del Consiglio dell'agosto 2024. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Oltre l'Ucraina: una domanda duratura
Il quadro delineato dalla Commissione nel documento Readiness 2030 è chiaro: “è giunto il momento per l'Europa di riarmarsi” e di dare vita a una “spinta che si vede una volta ogni generazione” volta a ricostruire la deterrenza, sostenere l'Ucraina e costruire una base industriale resiliente. Definisce inoltre l'Ucraina come “il principale laboratorio mondiale di innovazione in materia di tecnologia e difesa”, a dimostrazione dell'intenzione di integrare gradualmente il Paese nell'ecosistema di difesa europeo. Questa logica terrebbe anche in presenza di una tregua nei combattimenti. Dopo la più grande guerra terrestre sul continente dal 1945, l'obiettivo è quello di creare una forza europea credibile entro il 2030, indipendentemente dal fatto che il campo di battaglia torni tranquillo nel 2026 o 2027. I bilanci basati sulla deterrenza sono rigidi; sono legati agli obblighi derivanti dai trattati, alle necessità geopolitiche e a una strategia industriale la cui realizzazione richiederà anni.
Il percorso proposto in merito alle garanzie di sicurezza rafforza il punto. La controproposta7 di aprile richiede garanzie solide e sostenute dagli Stati Uniti, con caratteristiche simili a quelle fornite dall'articolo 5, e non prevede alcun negoziato sulle concessioni territoriali fino al raggiungimento di un cessate il fuoco completo. Se un tale quadro fosse concordato, l'Europa si troverebbe automaticamente al centro dell'attuazione quotidiana. Sarebbe quindi necessario costituire forze e garantire una presenza costante e una prontezza operativa continua; questi fattori stimolerebbero la domanda e non rappresentano un motivo per battere in ritirata. Un altro rapporto illustra i piani dell’Europa in relazione a potenziali contingenti di mantenimento della pace e al sostegno statunitense in merito a mezzi aerei e risorse, in linea con la riluttanza di Washington a schierare forze di terra.
Rilancio industriale e innovazione tecnologica
La svolta europea in materia di difesa è tanto una questione di politica industriale quanto di politica militare. Order book più lunghi e prevedibili stanno stimolando il capex8, le assunzioni e l'espansione della catena di approvvigionamento, attirando settori tradizionali come quello siderurgico, chimico e automobilistico e iniziando ad affrontare lo storico “problema di scala” di un mercato frammentato. Un caso evidente è rappresentato dall'opinione di Rheinmetall secondo cui lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück si presterebbe molto bene a essere convertito alla produzione per la difesa9, a condizione che vi siano ordini consistenti e continuativi, come quelli relativi alla produzione in serie dei veicoli da combattimento della fanteria Lynx. Questo è esattamente il tipo di prevedibilità che il percorso del 5%/3,5% della NATO e i prestiti SAFE dell'UE mirano a creare.
La dimensione tecnologica è altrettanto importante. Gli investimenti nella difesa si estendono all'IA10, alla robotica, allo spazio e all'elettronica avanzata, settori a duplice uso in cui l'Europa mira a ottenere resilienza e autonomia strategica. Il programma Readiness 2030 collega esplicitamente la spesa a tali aree di confine. Appalti sostenuti e pluriennali consentono quel tipo di intensificazione del capitale che è mancato all'ecosistema frammentato dell'Europa, migliorandone la scala e la competitività.
Figura 2: Spesa prevista per la difesa in percentuale rispetto al PIL

Fonte: NATO, WisdomTree, al 26 giugno 2025. N.B.: il Montenegro e la Macedonia del Nord non hanno aggiunto alcun nuovo impegno.
I prezzi sono ciclici, le politiche sono rigide
I mercati si muovono più velocemente delle politiche. Quando Bruxelles annuncia una nuova iniziativa, gli investitori spesso la scontano immediatamente; quando le azioni “sono raddoppiate nel giro di qualche mese”, si sono create le premesse per un potenziale calo dovuto al vacillare del sentiment. L’errore è interpretare l’andamento dei prezzi come un’inversione di rotta politica. I prezzi sono ciclici; i bilanci sottostanti sono duraturi, vincolati da impegni derivanti da trattati e strategie industriali. Il calendario europeo è ancora agli inizi: Readiness 203011 prevede lo sviluppo di capacità fino alla fine del decennio. In questo contesto, il sell-off di agosto rappresenta una turbolenza sulla pista di decollo, non un'inversione di rotta dell'aereo.
Le recenti iniziative diplomatiche avvalorano uno scenario di base che vede l'Europa assumersi una maggiore responsabilità in termini di sicurezza, in linea con la posizione di Washington che intende limitare il ruolo degli Stati Uniti nelle garanzie a lungo termine e con la nuova struttura di spesa della NATO. Diversi rapporti hanno persino ipotizzato la presenza di forze di pace europee nell'ambito di un accordo di cessate il fuoco (ancora in fase embrionale e lontano dall'essere accettato), che non ridurrebbe le esigenze in termini di attrezzature e prontezza operativa.
Conclusione
Il flusso di notizie è dinamico, mentre la struttura delle politiche no. Il quadro della NATO che prevede il raggiungimento del 5% entro il 2035, con un minimo del 3,5% per la difesa di base, preannuncia un aumento dei bilanci nel prossimo decennio. Lo strumento SAFE dell'UE sostiene tale obiettivo, stanziando fino a 150 miliardi di euro per gli appalti congiunti e l'espansione delle capacità, mentre l’EDIS/EDIP mirano a trasformare un mosaico di programmi nazionali in un mercato europeo funzionante per le attrezzature per la difesa. Il punto di partenza è rappresentato da un livello di spesa già pari a 326 miliardi di euro, una cifra che supera di oltre un terzo quella del 2021. E i contorni più plausibili di un accordo, in cui Washington fornisce potenza aerea e risorse mentre gli europei assumono un ruolo sul campo nell’ambito di garanzie solide, suggeriscono che un cessate il fuoco non farebbe che sostenere la domanda, invece di indebolirla. Questo rimane un tema guidato dalle politiche e con una duration lunga, radicato nella deterrenza, nella prontezza industriale e nelle ricadute tecnologiche. La recente flessione non invalida tale logica; semmai, migliora i punti per inserirsi in un processo di sviluppo industriale e di capacità progettato per durare nel tempo.
Cosa ha da offrire WisdomTree
Gli investitori alla ricerca di un'esposizione chiavi in mano possono prendere in considerazione il WisdomTree Europe Defence UCITS ETF (WDEF). Replicando il WisdomTree Europe Defence UCITS Index, il WDEF applica un quadro basato sul punteggio di esposizione dei ricavi, filtri di liquidità e regole di limitazione per offrire un paniere tematico orientato verso le società che traggono maggior beneficio dal riarmo europeo. La conformità UCITS, il ribilanciamento semestrale e una soluzione che richiede una sola transazione lo rendono un modo pratico per sfruttare la ripresa strutturale del settore della difesa nella regione.
1 Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord
2 Prodotto interno lordo
3 NATO: NATO concludes historic Summit in The Hague https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_236516.htm
4 European Commission: EU Member States endorse €150 billion SAFE defence loan instrument to boost European defence capabilities https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_1340
5 Consiglio europeo: https://www.consilium.europa.eu/en/policies/defence-numbers/?utm_source=chatgpt.com
6 Commissione europea: https://defence-industry.eu/first-ever-european-defence-industrial-strategy-to-enhance-europes-readiness-and-security
7 Reuters: Ukrainian and European peace deal counterproposals to US at talks in London https://www.reuters.com/world/ukrainian-european-peace-deal-counterproposals-us-talks-london-2025-04-25/
8 Investimenti in capitali
9 Reuters: VW's Osnabrueck plant would be 'very suitable' for defence production, Rheinmetall CEO says https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/vws-osnabrueck-plant-would-be-very-suitable-defence-production-rheinmetall-ceo-2025-03-12/
10 Intelligenza artificiale
11 White Paper for European Defence – Readiness 2030: https://commission.europa.eu/document/download/e6d5db69-e0ab-4bec-9dc0-3867b4373019_en
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