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Guida alle commodity

WisdomTree ritiene che gli investitori debbano sempre comprendere a pieno i rischi implicati nei loro investimenti.

 

La nostra guida alle commodity fornisce un ottimo punto di partenza per coloro che vogliano sapere di più sull'investimento nelle principali meterie prime quali oro, argento, rame, grano, zucchero e caffè.

 

Oltre a fornire un'introduzione ai fattori fondamentali per le singole commodity, queste pagine indicano i fattori chiave e le tendenze che influenzano il mercato delle materie prime e le modalità per acquisire esposizione.

 

Useful resources

 

ETPedia

Come investire

PETROLIO

 

Il petrolio è un combustibile fossile presente in alcune formazioni rocciose terrestri. È composto da una miscela di idrocarburi che vengono raffinati per ottenere prodotti petroliferi, come la benzina, il cherosene, il gasolio e l’olio combustibile. Secondo l’Energy Information Administration (EIA), nel corso degli ultimi decenni il petrolio è stata la più importante fonte energetica primaria a livello mondiale.

 

Al mondo vengono prodotte molte varietà di petrolio greggio, le cui caratteristiche dipendono dal profilo geologico specifico. Data l’ampia gamma di greggi disponibili, i prezzi e le negoziazioni di ciascuno di essi sono riferiti a benchmark molto noti. In particolare, il trading del petrolio vede la predominanza di due benchmark chiave: il petrolio greggio Brent e il West Texas Intermediate (WTI). Sia il Brent che il WTI sono classificati come petroli leggeri, “dolci” (a basso contenuto di zolfo e a bassa densità), che richiedono meno operazioni di raffinazione prima di essere immessi sul mercato e presentano una maggiore percentuale di prodotti leggeri come la benzina o il cherosene.

I prezzi del petrolio greggio sono influenzati da interazioni complesse tra i fattori sottostanti inerenti all’offerta e alla domanda, gli eventi geopolitici e le negoziazioni di contratti spot e future sempre più sofisticati. Le decisioni dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) possono avere un impatto significativo sul prezzo del petrolio.

Il mercato in breve

Tra il 2002 e il 2012 la produzione mondiale di greggio è aumentata del 15%1 e gran parte dell’incremento a livello regionale è provenuto dal Medio Oriente (comprese le grandi nazioni produttrici dell’OPEC), la cui offerta è cresciuta del 29%1. Nel 2012, i tre maggiori produttori di greggio sono stati l’Arabia Saudita, la Russia e gli Stati Uniti (cfr. figura 1). Tra il 1988 e il 2008, l’offerta statunitense è diminuita del 44%1, tuttavia tale tendenza ha invertito rotta nel 2009, dato che la produzione di olio di scisto (noto anche come “light tight oil”) e altri sviluppi tecnologici hanno contribuito a far crescere la produzione americana del 23%1 tra il 2008 e il 2012. Nel 2016 la produzione petrolifera degli Stati Uniti dovrebbe superare quella dell’Arabia Saudita, facendo del paese il maggior produttore di petrolio al mondo2. Anche se sono previsti incrementi a livello dell’offerta non OPEC lungo questo lasso di tempo, i paesi OPEC e l’Arabia Saudita in particolare dovrebbero rimanere gli “swing producer” più influenti a livello mondiale.

Figura 1: Offerta mondiale di greggio, 2012

Fonte: BP Statistical Review of World Energy 2013
Nel corso degli ultimi dieci anni, i consumi globali sono aumentati del 14%1 e i maggiori incrementi regionali si sono verificati in Medio Oriente e nella regione Asia/Pacifico. Nel 2012, gli Stati Uniti e la Cina sono stati i maggiori consumatori (cfr. figura 2). Dal 2002 al 2012, la domanda cinese ha registrato un forte aumento pari al 94%1, in netto contrasto con la dinamica discendente segnata dai consumi statunitensi. Probabilmente, lo sviluppo economico in Asia spingerà al rialzo i consumi nelle nazioni non OPEC, e la crescita più elevata della domanda in termini assoluti proverrà dalla Cina e dall’India nel periodo 2010-20402. Anche per le nazioni OPEC del Medio Oriente si prevede un aumento dei consumi in virtù della crescita demografica, degli aumenti salariali e della maggiore produzione industriale.

Figura 2: Domanda mondiale di greggio, 2012

Fonte: BP Statistical Review of World Energy 2013
Oil is currently the most widely traded commodity in the world. Global trade has increased 24 per cent1 in the last decade, with China’s net oil imports making up 86 per cent1 of the global increase in trade in 2012. The largest importers of oil in 2012 were the US, Europe and Japan (see figure 3). US imports of oil have been in decline since 2008 and this trend could continue with rising domestic production and decreasing demand due to increases in vehicle fuel economy. Japan is heavily dependent on trade, with imports making up 99.4 per cent1 of domestic consumption in 2012.

Figura 3: Importazioni mondiali di greggio per paese, 2002/2012 (migliaia di barili al giorno)

Fonte: BP Statistical Review of World Energy 2013
Secondo le stime, i continui progressi tecnologici e l’aumento della produzione statunitense potrebbero ridurre il fabbisogno di importazioni del paese, aumentando il peso degli Stati Uniti nel mercato delle esportazioni. Inoltre, le esportazioni dal Medio Oriente e dalla Russia, ad oggi i due maggiori esportatori di petrolio greggio (cfr. figura 4), dovrebbero continuare a soddisfare la crescente domanda di petrolio proveniente dall’Asia.

Figura 4: Esportazioni mondiali di greggio per regione, 2002/2012 (migliaia di barili al giorno)

Fonte: BP Statistical Review of World Energy 2013

Fattori e tendenze chiave

L’OPEC è un’organizzazione intergovernativa composta da dodici nazioni emergenti esportatrici di petrolio, il cui compito è coordinare e uniformare le politiche petrolifere nel tentativo di calibrare la produzione. Attualmente, circa il 40% delle forniture petrolifere mondiali e il 60% degli scambi commerciali globali di petrolio provengono dai paesi membri dell’OPEC. Ne consegue che le variazioni a livello della quota di mercato e della capacità produttiva in eccesso dell’OPEC possono incidere sulle quotazioni del greggio. Inoltre, l’instabilità politica in alcuni paesi OPEC può portare a riduzioni momentanee dell’offerta che fanno spesso salire bruscamente i prezzi del petrolio.

Figura 5: Capacità produttiva eccedentaria dell’OPEC (milioni di barili al giorno)

Fonte: EIA, Short-Term Energy Outlook, febbraio 2013
La forte crescita della produzione proveniente dall’olio di scisto e dalle sabbie bituminose del Nord America ha sostenuto l’offerta petrolifera globale a partire dal 2012, contribuendo a compensare i cali di produzione dei giacimenti nel Mar del Nord. L’equilibrio tra l’offerta e la domanda globali è particolarmente sensibile alla crescita dell’olio di scisto statunitense, dato che l’80% dell’aumento non OPEC proviene dagli Stati Uniti. Al di fuori degli USA, lo sviluppo dell’olio di scisto è ancora agli esordi, tuttavia vi sono studi attestanti la presenza di importanti quantitativi di risorse tecnicamente recuperabili distribuite in tutto il mondo.
Il petrolio viene scambiato sul mercato globale, e, fino a poco fa, le differenze di prezzo tra il petrolio greggio americano e i benchmark negoziati a livello internazionale sono state limitate. In passato, il WTI e il Brent hanno sempre scambiato intorno alla parità, ma negli ultimi due anni il differenziale si è ampliato e ristretto in momenti diversi (cfr. figura 6 sotto). Le recenti oscillazioni dello spread WTI-Brent sono state in parte influenzate da due fattori chiave: le modifiche strutturali, con l’aumento della produzione in Nord America, e l’instabilità geopolitica in tutto il Medio Oriente.
Un aspetto importante della catena globale delle forniture petrolifere riguarda l’utilizzo delle riserve di petrolio per gestire le alterazioni dell’equilibrio domanda/offerta. A differenza di quanto accade con altre materie prime, i produttori di petrolio possono utilizzare le scorte, in aggiunta alla nuova produzione, per soddisfare la domanda. Ad esempio, è possibile che i produttori ricorrano alle scorte per colmare un inatteso deficit delle forniture in caso di crisi geopolitiche. In quanto componente dell’offerta, i livelli delle scorte sono spesso un buon indicatore delle pressioni esercitate dal mercato sulle quotazioni petrolifere.

Tipologie d'investimento

Una delle modalità con cui gli investitori possono acquisire un’esposizione al petrolio è acquistare i titoli delle società quotate in borsa che operano nel campo dell’esplorazione, della produzione e della negoziazione di petrolio. Le tipologie di azioni del petrolio acquistate e vendute regolarmente sono numerose e il mercato azionario vede la presenza di compagnie petrolifere a grande capitalizzazione, tra cui ExxonMobil, Royal Dutch Shell e BP.
I benchmark più importanti per il greggio sono due: il WTI e il Brent. Vi sono diverse tipologie di contratti negoziati su svariate borse; di queste, il NYMEX del CME, l’ICE e il DME sono tra quelle di maggiori dimensioni. I due future più liquidi sono il NYMEX WTI Crude Oil Futures (“CL”) e l’ICE Brent Crude Futures (“B”). Il lotto di negoziazione per entrambi i contratti è di 1000 barili e le quotazioni sono in dollari e centesimi di dollaro USA per barile. L’orario di negoziazione va dalle 9:00 alle 14:30 ET.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccandoqui).

Vi sono diversi ETP sul petrolio greggio che replicano degli indici costruiti per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future su questa materia prima. Il prezzo spot del petrolio non è investibile, poiché comporterebbe la detenzione fisica della materia prima. Gli investitori devono dunque tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul greggio, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

È disponibile un’ampia gamma di ETP che forniscono agli investitori la possibilità di simulare un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul greggio. Attraverso gli ETP, gli investitori possono acquisire un'esposizione ai rendimenti dei contratti future sul WTI e sul Brent più prossimi alla scadenza o più a lungo termine, nonché agli indici che calibrano l’esposizione in base ai prezzi e a fattori fondamentali. Tra questi figurano i Brent Oil Future a 1 mese/1 anno/2 anni e i sottoindici Dow Jones-UBS Brent e WTI Oil.

Prezzi

Figura 6: Prezzo del petrolio WTI e Brent (dollari e centesimi di dollaro USA)

Fonte: Bloomberg

  • 1.BP Statistical Review of World Energy 2013
  • 2.International Energy Agency, World Energy Outlook 2013
  • 3.US EIA, Energy & Financial Markets: What Drives Crude Oil Prices

GAS NATURALE


Il gas naturale è un combustibile fossile in forma gassosa; allo stato puro è incolore, inodore e privo di forma. È composto da una miscela di gas idrocarburi formata principalmente da metano; è combustibile, brucia senza scorie e produce grandi quantità di energia.

Il gas naturale viene prodotto in pozzi dislocati in tutto il mondo e viene generalmente trasportato attraverso i gasdotti. Dove il trasporto via gasdotto non è possibile, ad esempio sulle lunghe distanze, il gas naturale viene trasformato in un liquido (Gas Naturale Liquefatto o GNL) mediante tecniche di super-raffreddamento e caricato sulle metaniere per poi essere riscaldato e riconvertito in gas una volta giunto nel porto di destinazione. Per poter essere usato come combustibile, il gas naturale deve essere sottoposto a un complesso processo di lavorazione.

Il gas naturale viene impiegato principalmente per riscaldare e generare elettricità in industrie quali carta e cellulosa, metallurgia, chimica, raffinazione petrolifera, pietra, argilla e vetro, plastica e lavorazione degli alimenti. È inoltre un’importante materia prima per la produzione dell’ammoniaca utilizzata nella fabbricazione dei fertilizzanti. Una volta ritenuto un sottoprodotto delle esplorazioni petrolifere, il gas naturale si è affermato come un’alternativa efficiente, eco-compatibile ed economica al petrolio.

Il mercato in breve

Nell’ultimo decennio, la produzione mondiale di gas naturale è aumentata del 33%1. I due maggiori produttori di gas naturale sono gli Stati Uniti e la Russia, che nell’insieme hanno rappresentato il 38%1 della produzione mondiale complessiva nel 2012 (cfr. figura 1). A livello regionale, il grosso dell’aumento dell’offerta è riconducibile alla maggiore produzione nel Medio Oriente, dove l’incremento dal 2002 è stato pari al 121%1. Invece, alcune nazioni europee hanno visto i loro livelli di produzione calare nel corso dell’ultimo decennio, mentre le forniture russe hanno registrato aumenti solo marginali. Negli Stati Uniti, la produzione è tuttavia cresciuta del 7%1 (2010/2011) e del 5%1 (2011/2012), grazie all’aumento della produzione del gas di scisto. Quest’ultimo sviluppo è stato determinante ai fini del brusco calo registrato dai prezzi del gas naturale negli USA.


Figura 1: Offerta mondiale di gas naturale per regione, 2012 (miliardi di piedi cubi)

Fonte: BP Statistical Review of World Energy 2013.
Il gas naturale è il combustibile fossile la cui domanda registra la maggiore crescita a livello mondiale, e le stime sono di un aumento dei consumi del 64%2 tra il 2010 e il 2040, trainato per gran parte dalla richiesta dei mercati emergenti. I due maggiori consumatori di gas naturale sono gli Stati Uniti e la Russia, che insieme hanno rappresentato il 34%1 della domanda mondiale complessiva nel 2012 (cfr. figura 2). Pur costituendo una percentuale relativamente esigua dei consumi mondiali (4% circa), nell’ultimo decennio la domanda cinese è aumentata del 392%1, evidenziando la correlazione esistente tra lo sviluppo economico e il consumo di gas naturale. Il gas naturale è ritenuto un combustibile più ecologico rispetto al carbone e viene largamente utilizzato nella generazione di energia e nell’industria, due settori che nell’insieme rappresentano il 77%2 dell’incremento previsto per i consumi mondiali nel periodo 2010/2040.

Figura 2: Domanda mondiale di gas naturale per regione, 2012 (miliardi di piedi cubi)
 

Fonte: BP Statistical Review of World Energy 2013.


Il commercio del gas naturale sta attraversando una sorta di trasformazione sulla scia dell’introduzione di nuove tecniche produttive, tra cui l’esplorazione dei gas di scisto e il GNL. Dal 2000 al 2010, gli scambi di GNL sono più che raddoppiati2. Nel 2012, la regione Asia/Pacifico è stata la principale importatrice, e il Giappone ha costituito il 36%1 delle importazioni mondiali complessive dopo la catastrofe nucleare di Fukushima, che ha messo in moto un processo di abbandono dell’energia nucleare. Malgrado l’aumento degli scambi di GNL, il flusso di gas naturale attraverso i gasdotti continua a costituire più di due terzi del commercio mondiale di questa materia prima. L’aumento della produzione nazionale statunitense ha ridotto il fabbisogno di importazioni, e secondo le stime gli Stati Uniti diventeranno esportatori netti di gas naturale nel 2020, grazie alle maggiori esportazioni in Messico attraverso i gasdotti2.

Important factors and trends

Il gas naturale è una materia prima stagionale, la cui domanda dipende dalle condizioni climatiche. Le variazioni e le previsioni meteorologiche possono incidere significativamente sui prezzi del gas naturale. Nel 2009, circa il 50% delle abitazioni americane è stato scaldato mediante gas naturale, pertanto l’inverno è la stagione del picco della domanda, durante la quale il gas stoccato raggiunge l’apice per poi essere utilizzato nei vari mesi invernali. A seconda della rigidità degli inverni, i prezzi oscillano in base al livello della domanda, deducibile dalle variazioni settimanali delle scorte.

Figura 3: Curva dei future sul gas naturale (USD per mmBtu).
 


Fonte: ETF Securities.

A causa delle limitazioni infrastrutturali, il mercato mondiale del gas è sempre stato frammentato e caratterizzato dalla presenza di diversi hub del gas (ad esempio l’Henry Hub statunitense e l’NBP britannico). L’indice Henry Hub statunitense, pur non essendo propriamente il benchmark mondiale, viene spesso replicato dagli indici che cercano di simulare i rendimenti dei future sul gas naturale. Questo benchmark viene determinato in larga parte dalle dinamiche inerenti all’offerta e alla domanda domestiche statunitensi. Negli ultimi due anni, la nuova offerta proveniente dall’esplorazione del gas di scisto ha portato i prezzi del gas naturale negli Stati Uniti su livelli decisamente inferiori a quelli di altri hub internazionali, accrescendo la domanda di esportazioni dall’America in diverse parti del mondo. Ciononostante, nei prossimi anni è possibile che un eventuale intensificarsi del commercio di GNL determini una convergenza dei prezzi internazionali del gas.
La produzione di GNL è diventata più efficiente in termini di costi e nel 2012 ha rappresentato il 32%1 degli scambi mondiali complessivi di gas. Tuttavia, il mercato statunitense del gas naturale è risultato tendenzialmente isolato dal resto del mondo e le importazioni ed esportazioni di GNL sono state contenute rispetto ai mercati asiatici ed europei. Le recenti riduzioni delle importazioni statunitensi di GNL sono da ascrivere all’aumento della produzione nazionale, proveniente principalmente dal gas di scisto.

Il gas di scisto, intrappolato in formazioni argillose e da lì estratto mediante tecniche di fratturazione idraulica (“fracking”), rappresenta oggi il 39% della produzione complessiva di gas naturale degli Stati Uniti ; la sua estrazione compensa le flessioni registrate dalle altre forniture di gas statunitensi e abbassa il fabbisogno di importazioni del paese. L’effetto netto di questi sviluppi è stato un deciso incremento della disponibilità di risorse naturali, che ha contribuito a ridurre i prezzi del gas naturale.
In passato, i contratti sul gas, soprattutto in Europa e in Asia, erano accordi contrattuali legati al prezzo del petrolio. Negli ultimi anni, tuttavia, è prevalsa la tendenza a preferire l’indicizzazione al gas. Ciò ha in parte contribuito a un apparente sganciamento dei prezzi del gas naturale e del petrolio. Con l’aumento del numero di contratti europei e asiatici indicizzati al gas, i prezzi internazionali dovrebbero riflettere più fedelmente i fondamentali della commodity sottostante. Ad esempio, alcuni contratti giapponesi indicizzati al petrolio giunti a scadenza vengono rinegoziati con un’indicizzazione al prezzo del gas Henry Hub, nella speranza che ciò consenta di abbassare i costi d’importazione.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono ottenere un’esposizione indiretta al gas naturale acquistando i titoli di società quotate in borsa coinvolte nell’esplorazione, raffinazione, trasporto e commercio del gas naturale. La redditività delle aziende del gas naturale è in parte determinata dai prezzi del gas naturale; pertanto, quando i prezzi sono elevati è possibile che gli utili riflettano tali rincari. Tra le multinazionali che offrono un’esposizione al gas naturale figurano ExxonMobil (Stati Uniti), Royal Dutch Shell (Regno Unito) e Gazprom (Russia).
Il future più negoziato è l’Henry Hub Natural Gas Future, quotato sul Chicago Mercantile Exchange (CME). I prezzi dei future sul gas naturale si basano sulla consegna presso l’Henry Hub sito in Louisiana. Il lotto di negoziazione è di 10.000 milioni di unità termiche britanniche (mmBtu) e le quotazioni sono in dollari e centesimi di dollaro USA per mmBtu. L’orario di negoziazione va dalle 08:00 alle 13:30 CT.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll”. I contratti future sul gas naturali hanno registrato rendimenti roll fortemente negativi negli ultimi anni (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui)
Gli ETP sul gas naturale replicano degli indici creati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future su questa commodity. Il prezzo spot del gas naturale non è investibile, poiché comporterebbe la detenzione fisica della materia prima. Gli investitori devono dunque tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul gas naturale, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta, i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o da quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sul gas naturale figurano il Dow Jones–UBS Natural Gas Subindex, l’S&P GSCI Natural Gas Index, l’UBS Bloomberg CMCI Natural Gas Index, il Rogers International Commodity Index Natural Gas, il Barclays Capital Natural Gas Seasonal Index (Stati Uniti) e il Teucrium Natural Gas Fund Benchmark Index (Stati Uniti).

Prezzi

Figura 4: Prezzo del gas naturale negli USA (in dollari e centesimi di dollaro USA)
 


Fonte: Bloomberg.



  • 1. BP Statistical Review of World Energy 2013
  • 2. United States Energy Information Administration, International Energy Outlook 2013
  • 3. US Energy Information Administration, Annual Energy Review
  • 4. US Energy Information Administration, North America leads the world in production of shale gas

ORO

 

L’oro è un metallo prezioso di colore giallo brillante, usato nel corso dei secoli come riserva di valore e moneta nonché nella produzione di gioielli. È indistruttibile e fungibile pur essendo malleabile e duttile, ed è un buon conduttore di calore ed elettricità, il che lo rende adatto ad alcuni usi industriali oltre che a scopi d’investimento, talvolta in lega con altri metalli. L’ammontare di oro detenuto nelle riserve fuori terra supera di gran lunga l’offerta, e ciò implica che un’improvvisa impennata della domanda di oro può essere soddisfatta mediante la vendita delle riserve auree esistenti

L’oro può essere contenuto in minerali “free-milling” (macinazione libera) o nei solfuri minerali. L’oro contenuto nei minerali a macinazione libera può essere separato per gravità e lisciviazione convenzionale. Di norma, i minerali solforosi vengono sottoposti a processi combinati di flottazione, arrostimento e lisciviazione. Tutti questi processi danno come prodotto finale lingotti non raffinati contenenti oro, argento e altre impurità, detti “dore bar”. Questo oro viene successivamente raffinato fino a ottenere un grado di purezza del 99,99%, per poi essere venduto sui mercati di tutto il mondo.

L’oro viene usato perlopiù in gioielleria e si misura in carati. Ha anche alcuni impieghi industriali, tra cui conduttori e contatti elettrici, elettronica, odontoiatria restaurativa, applicazioni mediche, chimica e fotografia.

Il mercato in breve

Tra il 2005 e il 2012, il contributo più significativo all’aumento della produzione globale è provenuto dalla Cina, la cui offerta è cresciuta del 93% circa in questo periodo. Altri grandi paesi produttori, invece, tra cui l’Australia, gli Stati Uniti e il Sudafrica, hanno registrato livelli di produzione stagnanti o in calo. In particolare, le forniture sudafricane sono diminuite del 44% in questi sette anni, a causa della minore redditività delle miniere. Dal 2008 al 2012, la media quinquennale della produzione estrattiva come percentuale dell’offerta totale si è attestata al 61%. Nel 2012, i maggiori produttori sono stati Cina, Australia e Stati Uniti (cfr. figura 1)1.
Figura 1: Produzione mondiale di oro, 2012

Fonte: Thomson Reuters GFMS.


A fine 2012, l’industria gioielliera è risultata la principale fonte della domanda di oro (49% del totale). Tuttavia, secondo il World Gold Council la crescita più marcata della domanda è da ascrivere agli investimenti. Il quinquennio conclusosi a fine 2012 ha registrato un incremento in termini di valore di circa il 435%. Le applicazioni industriali e tecnologiche hanno assorbito all’incirca l’11% della domanda, mentre le riserve del settore ufficiale rappresentano poco meno del 20% degli stock mondiali fuori terra (cfr. figura 2)1.
Figura 2: Riserve auree di superficie totali, fine 2012

Fonti: Thomson Reuters GFMS, World Gold Council.

Fattori e tendenze chiave

L’oro ha storicamente evidenziato un andamento positivo nelle fasi di forte allentamento monetario e inflazione elevata. A differenza delle monete, che sono facilmente manipolate dalle politiche delle banche centrali, l’offerta aurea è fisicamente limitata, conferendo all’oro il suo status di riserva di valore.
Figura 3: Prezzo dell’oro rispetto all’inflazione USA

Fonti: Bloomberg, ETF Securities.
Gli ETP sull’oro forniscono agli investitori un’esposizione all’andamento del prezzo spot del lingotto d’oro. I prodotti basati sull’oro fisico sono garantiti da lingotti d’oro detenuti nei caveau. Il primo ETP sull’oro è stato creato nell’aprile del 2003 e quotato sull’Australian Stock Exchange. I buoni risultati conseguiti da questo ETP sull’oro hanno fatto sì che venissero quotati altri prodotti analoghi in più di 30 borse in tutto il mondo, con un conseguente marcato aumento del patrimonio gestito rispetto alla data di lancio iniziale. Gli investitori hanno premiato gli ETP sull’oro perché grazie a questi prodotti possono operare in maniera economica e sicura sul mercato dei lingotti d’oro senza dover prendere in consegna l’oro fisico.
Negli ultimi anni l’orientamento delle banche centrali nei confronti dell’oro è radicalmente mutato. Per due decenni, il settore ufficiale è stato venditore netto di un importante ammontare d’oro ai mercati del settore privato; nel 2009, tuttavia, questo trend ha invertito rotta, e da allora a oggi gli acquisti netti effettuati dalle banche centrali hanno sempre registrato incrementi annui. Tra i fattori che hanno prodotto tale cambiamento figura la maggiore domanda proveniente dalle banche centrali emergenti, che acquistano oro per diversificare le loro riserve auree estere. Inoltre, il ritmo delle vendite effettuate dalle banche centrali europee si è significativamente ridotto a partire dalla crisi economica. Se questo trend dovesse continuare, le riserve del settore ufficiale, e in particolare gli acquisti delle banche centrali, potrebbero diventare una componente più importante degli acquisti globali di oro.
L’inserimento di oro in un portafoglio d’investimento fornisce utili vantaggi da diversificazione, poiché questo metallo ha mostrato una scarsa correlazione storica con quasi tutte le principali classi d’attivo, con effetti positivi di lungo termine per i portafogli bilanciati. In passato, l’oro ha registrato buone performance rispetto alle azioni e ad altri attivi di rischio nelle fasi di estrema instabilità economica. L’oro svolge un’importante funzione di copertura nei periodi di forte volatilità, poiché di norma esibisce un basso grado di correlazione con il più ampio contesto economico.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono acquistare un’ampia gamma di monete d’oro, emesse da diversi governi in tutto il mondo. Le monete d’oro possono avere pesi compresi tra 1/20 di oncia e 1000 grammi. I pesi più comuni (in once troy) sono 1/20, 1/10, 1/4, 1/2 e 1 oncia.

I lingotti d’oro possono essere acquistati in varie pezzature, che vanno da un grammo a 400 once troy (lingotto London Good Delivery). Gli investitori possono scegliere tra diverse tipologie di lingotti, tutte conformi ai requisiti di purezza del 99,5%.
Uno dei modi per esporsi all’oro è acquistare i titoli delle aziende minerarie quotate in borsa. I corsi azionari di queste società dipendono in parte dal prezzo dell’oro. Le azioni estrattive sono tuttavia esposte anche ad altri fattori in grado di incidere sulle quotazioni. Tra i maggiori produttori figurano attualmente Barrack Gold, Newmont e AngloGold Ashanti, che nell’insieme detengono una quota di mercato di circa il 50%2.
Un conto allocato è un conto detenuto presso un operatore a nome del cliente; il conto specifica che sono stati “allocati” lingotti d’oro univocamente identificabili a un dato cliente e che tali lingotti sono separati dagli altri metalli custoditi nel caveau dell’operatore. Il possesso legale di questi lingotti è interamente del cliente; l’operatore lo custodisce per conto del cliente in veste di depositario.

La maggior parte dei metalli negoziati sui mercati di Londra e Zurigo viene scambiata e regolata su base “non allocata”. I lingotti detenuti secondo tale modalità non conferiscono al titolare la proprietà di specifici lingotti, bensì gli danno il diritto a richiedere la consegna di determinate quantità di metallo.
Il contratto più diffuso è il CME Group COMEX Gold Futures, che viene scambiato a New York con il simbolo “GC”. Il lotto di negoziazione è di 100 once troy, e i prezzi sono in dollari e centesimi di dollaro USA. L’orario di negoziazione va dalle 08:20 alle 13:30 ET. L’oro consegnato nell’ambito di questo contratto deve avere un grado di finezza minimo del 99,5%.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui).
Gli ETP sull’oro possono essere di due tipi: fisici e non fisici. I prodotti fisici cercano di fornire agli investitori un rendimento equivalente ai movimenti del prezzo spot dell’oro (meno i costi di gestione e stoccaggio). I prodotti non fisici (basati su swap) replicano gli indici strutturati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future sull’oro. Gli investitori devono tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sull’oro, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sull’oro figurano il Dow Jones-UBS Gold Subindex, l’UBS Bloomberg CMCI Gold, il NASDAQ Commodity Gold Index, l’S&P GCSI Gold Index (Stati Uniti), il Deutsche Bank Liquidity Commodity Index (Stati Uniti) e il COMEX Gold Futures (Stati Uniti).

Prezzi

Figura 4: Prezzo dell’oro (in dollari e centesimi di dollaro USA)

Fonte: Bloomberg.



  • 1. World Gold Council
  • 2. Bloomberg

 


PLATINO E IL PALLADIO


Il platino e il palladio appartengono a un insieme di metalli noti come metalli del gruppo del platino (MGP), di cui fanno parte anche rodio, rutenio, iridio e osmio. In genere, questi metalli si trovano negli stessi depositi minerali e condividono proprietà chimiche analoghe. Tra gli MGP, il platino e il palladio sono i più utilizzati e vengono di norma trovati insieme a piccole quantità di altri metalli come l’oro, il rame e il nichel. Gli MGP sono classificati come metalli rari o preziosi.

La produzione degli MGP prevede un processo a tre fasi: estrazione, fusione e raffinazione. Solitamente, gran parte dell’attività di estrazione avviene nel sottosuolo, dato che molti depositi si trovano al di sotto della superficie terrestre. I minerali estratti vengono frantumati e macinati per liberare le particelle di MGP, successivamente sottoposte a un processo di flottazione che dà luogo al concentrato. Questo concentrato viene sottoposto a un processo di asciugatura e fusione tramite il quale si ottiene un prodotto matto, che viene raffinato separando gli MGP dagli altri metalli in esso contenuti. I processi di produzione del platino e del palladio sono generalmente molto simili.

Platino e palladio sono usati principalmente nei catalizzatori per autoveicoli e in altre applicazioni industriali nei settori della chimica, dell’elettricità, del petrolio, del vetro e dell’odontoiatria. Vengono usati anche per produrre gioielli e a scopi d’investimento.

Il mercato in breve

Il maggior produttore di platino è il Sudafrica, da cui è provenuto il 72% dell’offerta mondiale del 2012. Questo livello di concentrazione fa sì che il totale del platino prodotto sia determinato prevalentemente dalle variazioni a livello della produzione sudafricana. Un esempio dell’impatto di tale grado di concentrazione è dato dal calo del 13% dell’offerta mondiale registrato dal 2011 al 2012 a causa degli scioperi dei minatori ad agosto e settembre 2012. La produzione del Sudafrica è in calo dal 2006 a causa dell’abbassamento della qualità dei minerali e dell’aumento dei costi di produzione.

Il palladio viene prodotto principalmente in due paesi: la Russia e il Sudafrica, che nel 2012 hanno fornito rispettivamente il 44% e il 36% dell’offerta mondiale. In passato, la Russia è sempre stata in possesso di ampie riserve di palladio. Più di recente, tuttavia, tali stock sono diminuiti, e le vendite del governo russo hanno costituito una percentuale trascurabile delle forniture complessive nel 2011 e nel 2012. L’entità degli stoccaggi russi di palladio è un segreto di Stato, ma molti analisti ritengono che sia scesa su livelli minimi. Il Nord America rappresenta all’incirca il 14% della produzione mondiale di palladio1.

Figura 1: Platino e palladio, saldo come percentuale dell’offerta totale, 2003/2013

 


Fonti: Johnson Matthey, WisdomTree
(*Johnson Matthey Estimates as of November 2013)

Il maggior consumatore di platino a livello regionale è l’Europa, che assorbe il 25% della domanda mondiale di questa materia prima. Anche la Cina svolge un ruolo importante, rappresentando all’incirca un quarto della domanda totale . Il consumo mondiale è sempre aumentato tra il 2002 e il 2007, per poi segnare un brusco calo nel 2008/2009 in concomitanza con la crisi economica. Da allora, i consumi hanno risalito la china, aumentando del 18% nel 2012 e raggiungendo secondo le stime il massimo storico nel 2013 a fronte delle robuste vendite industriali. Nel 2012, la domanda legata ai gioielli e ai catalizzatori auto ha rappresentato rispettivamente all’incirca il 40% e il 30% degli impieghi globali1.

Nel corso dell’ultimo decennio, l’espansione della domanda mondiale di palladio è stata vivace, raggiungendo il 91% sulla scorta della forte domanda di catalizzatori per autoveicoli. Nel 2012, il consumo di palladio per la fabbricazione di catalizzatori ha rappresentato poco più della metà della domanda globale, mentre tra gli altri usi principali figurano gli investimenti e l’elettronica, che hanno entrambi assorbito il 12% del consumo globale.

Figura 2: Impieghi mondiali di platino e palladio, 2012 (milioni di once)

 


Fonti: Johnson Matthey

Fattori e tendenze chiave

La redditività delle miniere degli MGP continua a risentire dell’incremento dei costi operativi e in particolare del costo della manodopera, che può essere imprevedibile e rappresentare una spesa considerevole. Il costo operativo medio della produzione di platino è stato pari a 1826 dollari l’oncia nel 2012, un incremento del 10% rispetto all’anno precedente (cfr. figura 3). Anche la riduzione dei volumi e i costi aggiuntivi concorrono a rendere le miniere di platino sempre meno redditizie. Alcune tra le principali aziende estrattive, tra cui Anglo American Platinum, hanno annunciato dismissioni strategiche nel tentativo di fronteggiare la crescita esponenziale dei costi.

Figura 3: Costo dell’estrazione del platino vs. prezzo del platino, 2002/2013 (USD/oncia)

 


Sources: Bloomberg, WisdomTree
* La media è stata calcolata sulla base dei dati relativi ai due maggiori produttori di platino, che rappresentano il 66% della produzione complessiva del 2012: Anglo American Platinum e Impala Platinum. 

Vista la concentrazione geografica dell’offerta di MGP, questioni quali l’interferenza governativa sui mercati, l’instabilità politica, le carenze infrastrutturali e le tensioni sociali in Sudafrica e Russia hanno il potenziale di incidere in maniera sostanziale e protratta nel tempo sulla produzione di questi metalli, con ripercussioni anche sulle rispettive quotazioni. Le questioni legate all’offerta, come le dispute sindacali e la razionalizzazione dei prodotti, sono fattori determinanti ai fini del prezzo del platino. In particolare, la stagione degli scioperi, che comincia a giugno, può fungere da catalizzatore di breve termine e causare forti rincari degli MGP. L’offerta mondiale di palladio è esposta soprattutto alle variazioni degli stoccaggi russi; nel 2012 e 2013, i segni di depauperamento delle riserve hanno portato a una riduzione dei volumi.
Il settore automobilistico è uno dei principali consumatori di platino e palladio, entrambi utilizzati nei catalizzatori delle vetture a motore. Le vetture catalitiche a benzina utilizzano il platino o il palladio in combinazione con il rodio, mentre i convertitori catalitici per i motori diesel e i filtri antiparticolato nelle vetture diesel vengono fabbricati prevalentemente con il platino e necessitano di quantità di MGP da cinque a dieci volte superiori rispetto ai motori a benzina equivalenti.

L’aumento della domanda in Cina, India e altre economie in via di sviluppo, unitamente all’inasprimento degli standard mondiali sulle emissioni di carbonio, ha contribuito a supportare la domanda di catalizzatori auto e degli MGP utilizzati per la loro fabbricazione. Benché le vendite di auto in Europa si siano attestate su livelli fiacchi nel 2012/2013, le vendite in Cina hanno ricevuto il sostegno di una serie di programmi governativi, compreso un pacchetto di sovvenzioni approvato dalle autorità di Pechino. Secondo le stime della China Association of Automobile Manufacturers, nel 2013 le vendite di autovetture in Cina dovrebbero aver superato i 20 milioni di unità.

Tipologie d'investimento

Gli investitori interessati a detenere platino e palladio fisici possono acquistare monete o lingotti di questi metalli, la cui compravendita avviene tramite operatori specializzati. Negli Stati Uniti e in Europa ci sono diverse società di raffinazione che producono piccoli lingotti di platino fino a un chilo di peso (32,15 once troy) per finalità d’investimento.
Gli investitori possono acquisire un’esposizione al platino e al palladio investendo in società quotate in borsa coinvolte nella produzione di questi due metalli. Le due aziende di maggiori dimensioni sono Anglo American Platinum Ltd. e Impala Platinum Holdings Ltd., che insieme controllano il 63% della produzione di platino. L’azienda di maggiori dimensioni operante nel settore del palladio è MMC Norilsk Nickel OJSC, con una quota di mercato del 42%.
I future sul platino e sul palladio vengono negoziati sul New York Mercantile Exchange (NYMEX) e sul London Platinum and Palladium Market (LPPM). I NYMEX Platinum Futures scambiano con il simbolo “PL” in lotti da 50 once troy, e i prezzi sono in dollari e centesimi di dollaro USA per oncia troy. I NYMEX Palladium Futures vengono trattati con il simbolo “PA” in lotti da 100 once troy. Entrambi i contratti prevedono il regolamento fisico.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti, con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario di mercato è noto come “contango”. Invece, i contratti acquistati possono risultare più economici di quelli venduti, con effetti positivi sui rendimenti. Tale situazione va sotto il nome di “backwardation”. La differenza di prezzo rappresenta il “rendimento roll”. (Per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui).
Gli ETP sul platino e sul palladio possono essere di due tipi: fisici e non fisici. I prodotti fisici cercano di fornire agli investitori un rendimento equivalente ai movimenti del prezzo spot del platino e del palladio (meno i costi di gestione e stoccaggio). I prodotti fisici sugli MGP sono garantiti da un quantitativo corrispondente di lingotti depositato in un caveau. Il London Platinum and Palladium Market (LPPM) garantisce la presenza di un mercato standardizzato per la negoziazione di metalli imponendo requisiti minimi in termini di qualità dei metalli e ispezionando gli stoccaggi.

I prodotti non fisici (basati su swap) replicano degli indici creati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future sul platino e sul palladio. Gli investitori devono tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul platino e sul palladio, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta, i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o da quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso). Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sul platino figurano il Dow-Jones UBS Platinum Subindex, il Bloomberg CMCI Platinum Index e l’S&P GSCI Platinum Index.

Prezzi

Figura 4: Prezzi del platino e del palladio (in dollari e centesimi di dollaro USA)
 


Fonte: Bloomberg


  • 1. Johnson Matthey
  • 2. Per il 2012 non sono disponibili dati, ma nel 2010 la Cina ha costituito il 25% della domanda mondiale
  • 3. Bloomberg

ARGENTO


L’argento è un metallo prezioso di color bianco brillante dotato di un’elevata conduttività elettrica e termica. Pur essendo considerato un metallo prezioso più duro dell’oro, l’argento rimane malleabile e duttile. L’argento è stato usato per millenni come materiale per la fabbricazione di ornamenti e utensili, come moneta di scambio nonché come base di numerosi sistemi monetari. L’argento si trova in natura in alcuni minerali e in composti con l’oro, il rame, il piombo e lo zinco. Gran parte della produzione di argento rappresenta un sottoprodotto dell’estrazione di questi metalli.


L’argento può essere estratto dal minerale usando diversi metodi, di cui il più diffuso è il processo di cianurazione. Il minerale viene frantumato e successivamente sottoposto a ossidazione, onde appurare l’effettiva presenza del metallo prezioso oltre ai solfuri. L’argento viene immerso in una soluzione di acqua e cianuro di sodio e poi separato, solitamente utilizzando lo zinco, che fa precipitare l’argento dalla soluzione. Successivamente, viene filtrato, fuso e trasformato in lingotti. Questo metodo di produzione consente di lavorare anche i minerali d’argento di minore qualità.

Oltre ad essere usato nella produzione di gioielli e argenteria, l’argento ha numerose applicazioni industriali, tra cui interruttori, contatti e fusibili per apparecchiature elettriche, applicazioni elettroniche, batterie, brasatura e saldatura, reattori nucleari, produzione di celle solari, purificazione dell’acqua, settore medicale. Viene inoltre utilizzato come catalizzatore.

Il mercato in breve

Tra il 2002 e il 2012, l’offerta globale di argento è aumentata del 21%, sospinta perlopiù dall’incremento della produzione in Messico e Russia, i cui volumi sono aumentati rispettivamente del 100% e del 250%. L’America Latina è l’area di maggiore produzione, laddove Messico, Perù e Cile hanno rappresentato il 40% della produzione mondiale nel 2012 (cfr. figura 1). Nello stesso periodo, la produzione di Cina e Australia è invece diminuita dell’8% e del 17% rispettivamente. Nel 2012, l’argento proveniente da miniere ha costituito il 75% dell’output mondiale, mentre la parte restante è provenuta principalmente dai rottami di argento1.
Figura 1: Offerta mondiale di argento, 2012

Fonte: World Bureau of Metal Statistics.

Benché l’argento sia comunemente associato ai suoi impieghi nell’industria gioielliera, questo ramo costituisce appena il 17% della domanda a valle complessiva. I suoi utilizzi più ampi riguardano in realtà le applicazioni industriali (elettricità/elettronica, catalizzatori, brasatura di leghe/saldatura), che nell’insieme costituiscono il 45% del consumo a valle totale di argento (cfr. figura 2). Nell’ultimo decennio, l’uso dell’argento nelle applicazioni industriali è aumentato del 38%, sostenuto dalla crescita nelle nazioni sviluppate; ciononostante, l’accresciuta domanda industriale in Cina e nei mercati emergenti è diventata una componente più ampia della domanda (nel periodo 2008/2012, i consumi cinesi sono aumentati del 133%)2.

Tra gli altri usi finali dell’argento figurano la fotografia, la coniazione e la produzione di argenteria. La domanda di argento da investimento è aumentata soprattutto a partire dalla creazione del primo prodotto trattato in borsa (ETP) sull’argento nel 2006. Tra il 2006 e il 2012, gli investimenti in ETP sull’argento sono cresciuti del 360%2.
Figura 2: Impiego mondiale di argento, 2012

Fonte: Thomson Reuters GFMS.

Fattori e tendenze chiave

Il rapporto oro/argento indica quante once d’argento sono necessarie per comprare un’oncia d’oro. L’utilizzo storico dell’argento come moneta e riserva di valore conferisce a questo metallo un forte legame con l’oro, e questo collegamento è stato un indicatore importante per gli investitori che seguono il settore dei metalli preziosi. In passato, le correlazioni con l’oro sono state utili anche per prevedere le oscillazioni di prezzo.
Figura 3: Rapporto oro/argento, 2004/2014

Fonte: Bloomberg.

Pur essendo considerato un metallo prezioso, una caratteristica distintiva dell’argento è la sua dualità: legato al prezzo dell’oro in alcune circostanze e alle dinamiche industriali in altre. Dato che le applicazioni industriali di questo metallo costituiscono più del 40% della domanda a valle complessiva2, il prezzo dell’argento è strettamente correlato con il ciclo economico e la domanda industriale. Il metallo ha molteplici utilizzi finali, e tale aspetto può contribuire a sostenerne il prezzo quando i cicli di crescita in un determinato settore risultano più deboli che in altri.
Negli ultimi anni, la domanda per finalità d’investimento ha giocato un ruolo significativo nel determinare il prezzo dell’argento. Gran parte di questa domanda si è tradizionalmente tradotta nel possesso di lingotti fisici, ma la creazione di exchange traded product (ETP) e di derivati sull’argento ha garantito la continua espansione della domanda di argento da investimento. A partire dal lancio del primo ETP, risalente al 2006, gli investimenti in ETP sull’argento sono sempre aumentati su base annua.
In passato, il prezzo dell’argento è stato più volatile di quello dell’oro, essendo soggetto a oscillazioni di gran lunga superiori. Ciò è dovuto in parte alla sua elevata sensibilità al ciclo economico globale, nonché ai diversi impieghi per scopi d’investimento.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono detenere argento fisico acquistando monete o lingotti d’argento, la cui compravendita avviene mediante operatori specializzati in lingotti. Tra le monete più scambiate figurano l’American Eagle, la Canadian Maple Leaf e la Britannia. I lingotti d’argento sono disponibili in diverse pezzature.
Gli investitori possono acquisire un’esposizione indiretta al prezzo dell’argento investendo in società quotate in borsa che prendono parte al ciclo di produzione primario di questa materia prima. Tra le aziende di maggiori dimensioni figurano GlencoreXstrata PLC (Svizzera), Industrias Penoles SAB de CV (Messico), KGHM Polska Miedz SA (Polonia), BHP Billiton Ltd. (Australia) e Goldcorp Inc. (Canada).
I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui )
Gli ETP sull’argento possono essere di due tipi: fisici e non fisici. I prodotti fisici cercano di fornire agli investitori un rendimento equivalente ai movimenti del prezzo spot dell’argento (meno i costi di gestione e stoccaggio). I prodotti non fisici (basati su swap) replicano gli indici strutturati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future sull’argento. Gli investitori devono tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sull’argento, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sull’argento figurano il Dow-Jones UBS Silver Subindex, il Bloomberg CMCI Silver Index, l’S&P GSCI Silver Index e il COMEX Silver Futures Index (Stati Uniti).

Prezzi

Figura 4: Prezzo dell’argento (in dollari e centesimi di dollaro USA)

 

Fonte: Bloomberg.



  • 1. World Metal Bureau of Statistics
  • 2. Gold Fields Mineral Service

ALLUMINIO

 

L’alluminio è il terzo elemento più abbondante nella crosta terrestre, e pesa all’incirca un terzo rispetto all’acciaio e al rame. È malleabile, duttile, facile da lavorare e fondere, ha un’eccezionale resistenza alla corrosione e un’elevata durabilità.

 

La principale materia prima utilizzata per produrre l’alluminio è il minerale di alluminio, più conosciuto con il nome di bauxite. La bauxite, che si trova soprattutto nelle aree tropicali, viene raffinata ottenendo l’allumina, successivamente purificata fino a ricavare l’alluminio. Ci vogliono circa cinque tonnellate di bauxite per produrre due tonnellate di allumina e due tonnellate di allumina per produrre una tonnellata di alluminio.

 

L’alluminio è il secondo metallo per volumi di produzione dopo l’acciaio, venendo prodotto in quantità superiori a tutti gli altri metalli industriali non ferrosi e in acciaio nel loro insieme (dati dell’International Aluminium Institute – IAI). L’alluminio viene utilizzato in diversi settori, tra cui l’edilizia, i trasporti, l’elettricità, gli imballaggi e i beni di consumo.

Il mercato in breve

Tra il 2002 e il 2012 la produzione globale di alluminio è aumentata del 77%1. Il maggiore e più importante produttore di alluminio è la Cina (cfr. figura 1), la cui produzione è cresciuta del 358%1 nell’ultimo decennio, grazie alla robusta espansione industriale. Anche gli Emirati Arabi Uniti e l’India hanno registrato incrementi significativi nel decennio conclusosi nel 2012, con aumenti della produzione pari rispettivamente al 255% e al 155%1. Invece, nello stesso periodo gli Stati Uniti, i maggiori fornitori al mondo di alluminio nel 2002, hanno registrato un calo delle forniture del 23%1.

Figura 1: Offerta primaria mondiale di alluminio, 2012 

Fonte: World Bureau of Metal Statistics.


Il consumo globale di alluminio è aumentato del 77%1 tra il 2002 e il 2012, e gran parte di tale incremento è attribuibile alla domanda proveniente dai paesi emergenti dell’Asia. Il maggior consumatore è la Cina (cfr. figura 2), la cui domanda è aumentata del 380% nell’ultimo decennio. In India, i consumi sono aumentati del 179%1. Nello stesso lasso di tempo, i consumi americani sono invece calati del 12%1, mentre la domanda proveniente dall’Unione europea è rimasta sostanzialmente ferma. Secondo le stime, la domanda di metalli è destinata ad aumentare del 114% entro il 20202.

Figura 2: Domanda primaria mondiale di alluminio, 2012

Fonte: World Bureau of Metal Statistics.


Malgrado l’aumento del 32%1 tra il 2002 e il 2012, in termini di percentuale del consumo globale le importazioni mondiali di alluminio sono diminuite dal 65% al 49%1, principalmente per effetto dell’autosufficienza della Cina. Nell’arco di questi dieci anni, le importazioni verso la Germania sono aumentate del 51%1, confluendo nell’ampio settore automobilistico del paese. Nel 2012, gli Stati Uniti sono stati i maggiori importatori (cfr. figura 3).







Tra il 2002 e il 2012, le esportazioni di alluminio sono aumentate del 35%1. Nel 2012, il maggior esportatore è stata la Russia, responsabile di un quarto1 dell’export mondiale complessivo di alluminio. Nello stesso periodo, le esportazioni dai Paesi Bassi sono aumentate di ben il 209%1, facendo di questo paese il terzo maggior esportatore per il 2012 (cfr. figura 4).

Figura 3: Importazioni mondiali di alluminio e leghe di alluminio, 2002/2012 (milioni di tonnellate)

 

Fonte: World Bureau of Metal Statistics


Figura 4: Esportazioni mondiali di alluminio e leghe di alluminio, 2002/2012 (milioni di tonnellate)


Fonte: World Bureau of Metal Statistics.

Fattori e tendenze chiave

Il settore delle costruzioni rappresenta all’incirca il 33% del consumo di alluminio lavorato prodotto a livello mondiale3. Tra le caratteristiche che favoriscono l’impiego di alluminio in questo settore figurano l’elevato rapporto resistenza/peso, i metodi di formatura che consentono una maggiore flessibilità di progettazione e la riciclabilità4. La crescita delle costruzioni commerciali e residenziali, soprattutto nei mercati emergenti, è un fattore determinante ai fini dell’aumento della domanda di alluminio.

Un altro importante elemento di traino per la domanda è l’industria dei trasporti (nello specifico automobili e aerospazio), che rappresenta all’incirca il 25% del consumo mondiale di alluminio lavorato3. Nei prossimi anni, l’impiego dell’alluminio nella fabbricazione dei veicoli a motore dovrebbe aumentare considerevolmente dato che il settore si prepara ad abbandonare l’acciaio – più pesante – a favore dell’alluminio, al fine di ottemperare ai requisiti imposti dai governi in materia di efficienza delle vetture. Questa dinamica, unita all’accresciuta domanda di veicoli a motore nei mercati emergenti, potrebbe far salire la domanda di alluminio.
Figura 5: Alluminio lavorato: impiego mondiale, 2012

Fonte: Bloomberg

La distribuzione geografica della produzione di alluminio ha subito dei cambiamenti radicali negli ultimi 40 anni, in parte determinati dalle variazioni dei prezzi energetici. Il contributo statunitense alla produzione mondiale è diminuito dal 32% nel 19725 al 4% nel 2012, anno in cui la Cina ha invece visto la sua quota di mercato salire al 40%. Sebbene tali cambiamenti siano attribuibili a una serie di fattori politici, le abbondanti forniture energetiche domestiche della Cina e i minori costi di produzione hanno giocato un ruolo rilevante. Negli ultimi anni, tuttavia, in seguito ai rincari dei prezzi dell’energia in Cina diverse fonderie del paese si sono trovate a operare in perdita. Ulteriori aumenti dei prezzi energetici potrebbero far salire i costi di produzione, con una conseguente diminuzione dell’offerta eccedentaria cinese.
La produzione di alluminio è un processo a uso relativamente intensivo di energia, mentre il riciclaggio dell’alluminio necessita di appena il 5% di energia ed emette solo il 5% di gas serra. Il riciclaggio svolge un ruolo fondamentale nell’uso dell’alluminio, dato che più di un terzo di tutto l’alluminio prodotto a livello mondiale viene ricavato da rottami usati, commercializzati e nuovi2. Il riciclaggio dell’alluminio contribuisce a risparmiare energia e a ridurre il costo complessivo della produzione, con effetti positivi sull’offerta mondiale complessiva.
I livelli di stoccaggio dei metalli riflettono l’equilibrio di breve termine tra la domanda e l’offerta presenti sul mercato. Le riserve di alluminio hanno registrato l’incremento più pronunciato tra tutti i metalli industriali all’indomani della crisi creditizia di inizio 2009. Le scorte di alluminio detenute dal London Metal Exchange sono aumentate da 0,93 milioni di tonnellate nel 2007 a 5,21 milioni di tonnellate nel 20123. Se la crescita della domanda dovesse superare quella dell’offerta, i livelli delle scorte potrebbero diminuire.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono acquisire un’esposizione indiretta al prezzo dell’alluminio investendo in società quotate in borsa che prendono parte al ciclo di produzione primario di questa materia prima. Le maggiori società per capitalizzazione di mercato sono United Company RUSAL (Russia), Rio Tinto PLC (Regno Unito), Alcoa Inc. (Stati Uniti) e Aluminium Corporation of China Ltd (Cina).
I future sull’alluminio sono negoziati sulle borse di Londra, New York e Tokyo. Il contratto più diffuso è il London Metal Exchange (LME) Aluminium future (“AH”). Il metallo sottostante è l’alluminio primario di alta qualità. Il lotto di negoziazione è di 25 tonnellate e i prezzi sono in dollari USA per tonnellata. L’orario per le contrattazioni telefoniche è 11:55-12:00/12:55-13:00 GMT (prima sessione) e 15:15-15:20/15:55-16:00 GMT (seconda sessione). I prezzi dei benchmark globali per i metalli industriali vengono determinati dalle contrattazioni sull’LME e dagli acquirenti.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda alla nostra ETPedia, accessibilei cliccando qu)
Gli ETP sull’alluminio possono essere di due tipi: fisici e non fisici. I prodotti fisici forniscono agli investitori un rendimento equivalente ai movimenti del prezzo spot dell’alluminio (meno i costi di gestione e stoccaggio). I prodotti non fisici (basati su swap) replicano gli indici costruiti per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future sull’alluminio. Gli investitori devono tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sull’alluminio, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sull’alluminio figurano il Dow-Jones UBS Aluminium Subindex, il Bloomberg CMCI Aluminium Index, l’S&P GSCI Aluminium Index e il Barclays Capital Commodity Index Aluminium Pure Beta (Stati Uniti))

Prezzi

Figura 6: Prezzo dell’alluminio (in dollari e centesimi di dollaro USA)

Fonte: Bloomberg


  • 1. World Bureau of Metal Statistics
  • 2. International Aluminium Institute, Global Aluminium Recycling: A Cornerstone of Sustainable Development
  • 3. Bloomberg
  • 4. Aluminium Federation, Aluminium in Building and Construction
  • 5. International Aluminium Institute, The Global Aluminium Industry

  


RAME


Il rame è di colore rossastro ed è il terzo metallo più usato al mondo dopo l’acciaio e l’alluminio. Il rame è malleabile, duttile e resiste alla corrosione. Il valore di questo materiale risiede nella sua versatilità: è un eccellente conduttore e può essere impiegato per un’ampia gamma di applicazioni sia da solo che in lega con altri metalli

 
La produzione del rame prevede un processo a tre fasi: lavorazione del minerale, fusione e raffinazione. La lavorazione del minerale avviene già in miniera, mentre le operazioni di fusione e raffinazione hanno luogo esternamente. Il rame viene estratto prevalentemente nelle miniere a cielo aperto e solo una piccola percentuale viene estratta dal sottosuolo. Il processo di fusione serve a rimuovere impurità, come ad esempio ferro e zolfo, dal concentrato. La fase di produzione finale è quella dell’elettroraffinazione, che dà luogo al prodotto finale: il rame raffinato. Tutto il rame negoziato sul London Metal Exchange è raffinato.

Il rame vanta la più elevata conduttività tra i principali metalli ed è pertanto largamente utilizzato nella fabbricazione di applicazioni elettriche ed elettroniche e nella generazione di elettricità ed energia. Altri utilizzi finali del rame sono riconducibili a settori quali il condizionamento dell’aria, il conio di monete, l'attività edile, i macchinari industriali, le telecomunicazioni e i trasporti.

Il mercato in breve

Tra il 2002 e il 2012, il rame estratto è aumentato del 26%, e gran parte di tale incremento è attribuibile alla maggiore produzione proveniente dalla Cina e dal Sud America. Durante questo decennio, la produzione in Cina e in Perù è cresciuta del 199% e del 54% rispettivamente. Invece, paesi sviluppati come gli Stati Uniti e l’Australia hanno registrato nello stesso periodo tassi di crescita molto contenuti, pari ad appena il 4% in entrambi i casi. Nel 2012, i primi tre produttori hanno fornito circa la metà della produzione globale1.

Figura 1: Offerta mondiale di rame estratto per paese, 2012

Fonte: Bloomberg


La produzione globale di rame raffinato è superiore a quella mineraria, ed è aumentata del 33% tra il 2002 e il 2012. Tale crescita è stata guidata dall’incremento del rame raffinato prodotto in Cina, che nell’ultimo decennio è stato pari al 274%1.

Figura 2: Offerta mondiale di rame raffinato per paese, 2012

Fonte: Bloomberg


La domanda di rame raffinato è aumentata del 34% tra il 2002 e il 2012. In questo lasso di tempo, i consumi cinesi sono cresciuti del 232%. In paesi avanzati come gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud, invece, la domanda è in calo e i consumi sono diminuiti rispettivamente del 26%, del 15% e del 23%. Nel 2012, la Cina ha rappresentato il 44% del consumo mondiale complessivo di rame raffinato1.

Figura 3: Domanda mondiale di rame raffinato per paese, 2012

  Fonte: Bloomberg


Tra il 2002 e il 2012, le importazioni globali di rame raffinato sono aumentate del 15%. Il maggior importatore di rame raffinato è la Cina, che nel 2012 ha assorbito circa il 37% delle importazioni totali. Pur essendo il maggior produttore di rame raffinato, le importazioni rappresentano all’incirca un quarto dei consumi totali di questo paese1.

Figura 4: Importazioni mondiali di rame raffinato, 2002/2012 (milioni di tonnellate)

Fonte: Bloomberg

Le esportazioni globali di rame raffinato sono aumentate del 23% tra il 2002 e il 2012. Il maggior esportatore nel 2012 è stato il Cile (31% delle esportazioni mondiali complessive). Lo Zambia è oggi il secondo maggior esportatore, avendo registrato un incremento del 129% delle esportazioni tra il 2002 e il 20121.
 

Figura 5: Esportazioni mondiali di rame raffinato, 2002/2012 (milioni di tonnellate)

Fonte: Bloomberg

Fattori e tendenze chiave

Il rame è una materia prima fortemente ciclica in virtù dei suoi utilizzi nei settori dell’edilizia, della fabbricazione di macchinari industriali e della generazione di energia. Dato che la Cina rappresenta una percentuale significativa della domanda globale, il prezzo del rame è particolarmente sensibile ai dati relativi all’attività manifatturiera di questo paese e di altre nazioni asiatiche emergenti. Di norma, quando le economie in via di sviluppo evidenziano tassi elevati di crescita, supportate dall’aumento della produzione industriale, la domanda mondiale di commodity cicliche come il rame è forte.

Figura 6: Impiego finale del rame raffinato a livello mondiale, 2012

Fonte: Bloomberg
L’industria estrattiva del rame va incontro a una serie di limitazioni specifiche che hanno il potenziale di incidere sulla produzione mondiale di rame minerario. L’abbassamento della qualità dei minerali di rame costituisce un ostacolo rilevante, particolarmente sentito dai produttori più maturi come il Cile e gli Stati Uniti. La produzione presso la più grande miniera del mondo, la cilena Escondida, ha risentito del calo della qualità dei minerali, laddove il contenuto medio di rame dei minerali estratti è sceso dall’1,72% del quarto trimestre 2007 allo 0,97% del quarto trimestre 2011 . Questo abbassamento della qualità non solo incide sui volumi di produzione, ma contribuisce anche a far salire i costi, dato che bisogna estrarre più minerali per conseguire lo stesso livello di output.
In Sud America, le industrie estrattive sono state interessate da svariate dispute sindacali, che hanno danneggiato la produzione di rame della regione. I volumi di produzione nelle principali miniere sono diminuiti a causa delle protratte controversie lavorative e dei timori di danni ambientali sollevati dagli abitanti delle zone interessate. Le misure varate dalle autorità, come le politiche fiscali e l’attività di regolamentazione del settore, hanno esercitato ulteriori pressioni sulle aziende estrattive, e tutto ciò può causare un brusco calo dell’offerta.
Le scorte sono un indicatore molto utile delle dinamiche inerenti all’offerta e alla domanda nel settore del rame. Le variazioni dei livelli delle scorte sono necessariamente espressione di cambiamenti nelle condizioni di mercato, e gli scostamenti di entità rilevante concorrono di norma alle oscillazioni del prezzo del rame. I cambiamenti di breve termine delle scorte possono riflettere fluttuazioni cicliche a livello di produzione e consumi, mentre i surplus o i deficit di più lungo termine possono denotare variazioni strutturali di natura fondamentale a livello dell’offerta e della domanda mondiali di rame, ad esempio un calo dei consumi globali ovvero l’esigenza di incrementare la produzione mondiale di rame.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono acquisire un’esposizione indiretta al rame investendo in società quotate in borsa e coinvolte nel ciclo produttivo globale del rame minerario. Tra le aziende di maggiori dimensioni figurano Codelco, Freeport-McMoRan Copper & Gold, BHP Billiton Ltd. e Grupo Mexico.
I future sul rame sono negoziati a Londra sul London Metal Exchange (LME) e il contratto più scambiato è l’LME Copper. Il codice di negoziazione è “CA” e il metallo sottostante è il rame di grado A. Il lotto di negoziazione è di 25 tonnellate e i prezzi sono in dollari USA per tonnellata. L’orario per le contrattazioni telefoniche è 12:00-12:05/12:30-12:35 (prima sessione) e 15:10-15:15/15:50-15:55 (seconda sessione).

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui)
Gli ETP sul rame possono essere di due tipi: fisici e non fisici. I prodotti fisici cercano di fornire agli investitori un rendimento equivalente ai movimenti del prezzo spot del rame (meno i costi di gestione e stoccaggio). I prodotti non fisici (basati su swap) replicano gli indici strutturati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future sul rame. Gli investitori devono tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul rame, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei futurecon scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sul rame figurano il Dow-Jones UBS Copper Subindex, l’S&P GSCI Copper Index, l’UBS Bloomberg CMCI Copper Index, il Barclays Capital Commodity Index Copper Pure Beta (Stati Uniti) e il SummerHaven Copper Index (Stati Uniti)

Prezzi

Figura 7: Prezzo del rame (in dollari e centesimi di dollaro USA)

Fonte: Bloomberg  



  • 1. Bloomberg
  • 2. Financial Times, 2012

PIOMBO


Il piombo è un metallo denso, duttile e malleabile di colore grigio-blu molto resistente alla corrosione. Tra i primi utilizzi di questo metallo, che risalgono ad almeno 5000 anni fa, figurano i materiali edili, i pigmenti per la verniciatura della ceramica e le tubazioni per il trasporto dell’acqua. Viene facilmente estratto dalla terra, dov’è presente in genere in minerali contenenti anche zinco, argento e rame.

L’estrazione del piombo dal minerale (lavorazione primaria) avviene di norma secondo un processo a due fasi: l’estrazione del minerale per produrre concentrati e la lavorazione dei concentrati per arrivare al piombo raffinato. I processi di lavorazione secondari prevedono il trattamento degli scarti di piombo, che possono essere miscelati in leghe contenenti rame, nichel e stagno.

L’elevata resistenza alla corrosione fa del piombo un materiale ideale per l’edilizia, mentre l’alta densità lo rende una barriera efficace contro le radiazioni negli ospedali nonché un valido strumento per ridurre il rumore nelle fabbriche e sulle navi. Le batterie acide al piombo, usate per alimentare le vetture e fornire alimentazioni di emergenza, rappresentano più del 50% dell’impiego finale di questo metallo. Almeno tre quarti di tutto il piombo utilizzato finiscono in prodotti adatti al riciclaggio, e più del 50% del piombo consumato deriva da materiale riciclato o di recuper.

Il mercato in breve

Tra il 2002 e il 2012, la produzione mondiale di piombo estratto è aumentata dell’81%, sospinta dall’incremento del 343% dell’output della Cina, diventata il maggior produttore nel 2012 (cfr. figura 1). I paesi avanzati, tradizionalmente i maggiori produttori di questo metallo, hanno invece registrato un calo della produzione. Gli Stati Uniti, i più grandi produttori di piombo nel 2002, hanno visto l’offerta diminuire del 23% nel corso dell’ultimo decennio, mentre la produzione in Australia è scesa del 10%1

Figura 1: Offerta mondiale di piombo estratto, 2012

 

Fonti: World Bureau of Metal Statistics, USGS
La produzione mondiale di rame raffinato è cresciuta del 58% dal 2002 al 2012, periodo in cui la Cina ha visto la sua quota aumentare del 251%. La produzione di piombo raffinato in India è aumentata del 524%, e il paese rappresenta ora il 4% dell’offerta raffinata globale occupando il terzo posto nella classifica mondiale1.

Figura 2: Offerta mondiale di piombo raffinato, 2012

 

Fonti: World Bureau of Metal Statisitics, USGS
La domanda mondiale di piombo raffinato è aumentata del 57% dal 2002 al 2012, trainata principalmente dai consumi in Cina e in India, dove la domanda è salita rispettivamente del 388% e del 253% sulla scia della solida produzione industriale. Di contro, i consumi nelle nazioni sviluppate come il Giappone e la Germania sono calati dell’8% nell’arco dello stesso periodo1. Nel 2012, la Cina, gli Stati Uniti e l’India sono stati i maggiori produttori (cfr. figura 3).

Figura 3: Domanda mondiale di piombo raffinato, 2012

 

Fonti: World Bureau of Metal Statisitics, USGS

Gli scambi internazionali riguardano una percentuale inferiore al 20% di tutto il piombo raffinato. Si tratta di un livello inferiore a quello di altri metalli importanti, espressione della rilevanza dell’industria secondaria del piombo, che tende a servire i mercati locali. Nel 2012, i maggiori importatori di piombo raffinato sono stati gli USA (cfr. figura 4), che hanno registrato un incremento delle importazioni del 34% dal 20021.

Figura 4: Importazioni mondiali di piombo raffinato, 2002/2012 (milioni di tonnellate)

 

 

Fonti: World Bureau of Metal Statistics, USGS

La principale regione esportatrice di piombo raffinato nel 2012 è stata l’Europa (cfr. figura 5), da cui è provenuta all’incirca la metà di tutte le esportazioni mondiali. Dal 2002 al 2012, le esportazioni dall’Europa sono cresciute del 46% sulla scia del maggiore commercio intraeuropeo. Di contro, le esportazioni dalla Cina sono bruscamente calate nel 2007-2008 per poi rimanere su livelli contenuti anche in seguito, a causa della ridotta produzione e dei maggiori consumi domestici1.

Figura 5: Esportazioni mondiali di piombo raffinato, 2002/2012 (milioni di tonnellate)

 

 

Fonti: World Bureau of Metal Statistics, USGS

Fattori e tendenze chiave

Il principale impiego finale (80%) di tutto il piombo usato nel mondo è nella produzione di batterie; in Cina, il 28% della domanda di batterie è riferito specificamente alle batterie acide al piombo per automobili1. Tra il 2005 e il 2012, l’uso del piombo nella produzione di autovetture è aumentato del 238%1, sospinto dalla maggiore domanda nazionale di veicoli a motore. La domanda di piombo è pertanto fortemente correlata con i livelli di produzione delle case automobilistiche. L’accresciuta domanda di auto in Cina sfocerà probabilmente in una maggiore domanda di piombo.

Figura 6: Uso finale del piombo a livello mondiale, 2012
 

 

Fonti: Bloomberg
Il piombo è un metallo pesante, con alti livelli di tossicità associati a una serie di rischi ambientali e per la salute. Le principali fonti antropogeniche di emissioni di piombo sono gli additivi per carburanti e la combustione del carbone. A metà anni ’90, gli additivi per carburanti causavano il 74% delle emissioni di piombo nell’aria2. Da allora, questa percentuale è stata notevolmente ridotta poiché i governi hanno imposto la riduzione delle emissioni nocive promuovendo l’uso di additivi alternativi più puliti. Inoltre, l’uso del piombo nelle tubature dell’acqua è ora largamente vietato a causa del rischio di avvelenamento da piombo. Sia i timori di ordine ambientale che quelli relativi alla salute sono suscettibili di deprimere la domanda di piombo in alcuni mercati.
Le attività di sviluppo e commercializzazione di sostituti del piombo sono andate aumentando negli ultimi anni visti i timori ambientali e i rischi per la salute già citati. Tra i sostituti più comuni per i prodotti a base di piombo figurano le batterie ai polimeri di litio, gli additivi alternativi della benzina e i pigmenti alternativi per le pitture. I sostituti erodono la quota di mercato del piombo, il che può portare a una riduzione della domanda.
Il riciclaggio del piombo è una componente importante dell’offerta mondiale, e la produzione secondaria rappresenta poco più del 50% di tutto il piombo raffinato3. Il piombo utilizzato nelle batterie è interamente recuperabile, un fattore non da poco visto che la costruzione di batterie costituisce il principale impiego finale del piombo. Il riciclaggio del piombo aiuta ad attenuare parte delle problematiche ecologiste, ma soprattutto contribuisce significativamente a una più ampia conservazione delle risorse nella catena degli approvvigionamenti e alla riduzione dei costi complessivi di produzione. Il piombo prodotto nelle nazioni sviluppate dell’Occidente deriva per la massima parte dalla lavorazione secondaria. Inversamente, il riciclaggio del piombo nelle economie emergenti come la Cina è una realtà in proporzione molto più esigua, ma probabilmente destinata a crescere come percentuale della produzione complessiva nei prossimi anni.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono stabilire un’esposizione indiretta nei confronti di questa commodity investendo in società quotate in borsa e coinvolte nel ciclo produttivo del piombo minerario. Tra le aziende di maggiori dimensioni che consentono di esporsi al mercato figurano Glencore Xstrata PLC. (Svizzera), BHP Billiton Ltd. (Australia), Vedanta Resources PLC. (Londra) e Boliden AB (Svezia).
I future sul piombo vengono negoziati a Londra sul London Metal Exchange (LME), e l’LME Lead Future è il benchmark mondiale per i prezzi del piombo. Il metallo sottostante è il piombo con un grado di purezza minimo del 99,97%. Il lotto di negoziazione è di 25 tonnellate e i prezzi sono in dollari USA per tonnellata.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui)
Gli ETP sul piombo possono essere di due tipi: fisici e non fisici. I prodotti fisici cercano di fornire agli investitori un rendimento equivalente ai movimenti segnati dal prezzo spot del piombo (meno i costi di gestione e stoccaggio). I prodotti non fisici (basati su swap) replicano gli indici strutturati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future sul piombo. Gli investitori devono tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul piombo, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sul piombo figurano il Dow Jones–UBS Lead Subindex, l’UBS Bloomberg CMCI Lead Index e il Barclays Capital Commodity Index Lead Pure Beta (Stati Uniti).

Prezzi

Figura 7: Prezzo del piombo (in dollari e centesimi di dollaro USA)

Fonte: Bloomberg

  • 1. Bloomberg Industries
  • 2. Organizzazione mondiale della sanità, Lead Review, 2003
  • 3. International Lead Association

CACAO

 

Il cacao si ricava dall’albero del cacao, che cresce in genere nelle foreste pluviali e nei paesi vicini all’Equatore. Scoperto dalle antiche civiltà sudamericane, è arrivato fino in Europa attraverso le colonie spagnole. Successivamente, gli europei hanno introdotto le fave di cacao in Africa, che oggi è il principale produttore di questa materia prima.

 

There are two types of cocoa beans – “fine or flavour” beans and “bulk or ordinary” beans. The latter has dominated most of the world’s production over the past five decades. The growing season for cocoa is continuous with the main harvesting period starting from September, which can extend into the first few months of a new year.

 

Cocoa is used across the world to create chocolate and other products like cocoa butter which is also used in a variety of pharmaceutical and cosmetic products.

Il mercato in breve

La produzione del cacao si concentra prevalentemente nel continente africano, che nel 2010/2011 ha rappresentato il 73%1della quota di mercato. Tra il 2002 e il 2012 la produzione mondiale è aumentata del 28%2, tuttavia l’offerta può essere volatile poiché la produzione dipende da un vasto numero di condizioni ambientali. Tra il 2002 e il 2012 i tassi di crescita annui sono oscillati tra il -10% e il 18%2. Costa d’Avorio e Ghana sono stati i due maggiori produttori di fave di cacao nel 2011/2012 (cfr. figura 1).

 Figura 1: Offerta globale di fave di cacao per paese, 2011/2012

Fonte: ICCO Quarterly Bulletin of Cocoa Statistics, Vol. XXXIX, N. 3, Anno di produzione del cacao 2012/13.

Il consumo globale di cacao si calcola in base alla macinazione delle fave di cacao, dato che i produttori tendono a lavorarle in base alla domanda di prodotti a base di cacao. Tra il 2002 e il 2012, la domanda è cresciuta stabilmente del 28,5%2, evidenziando un andamento molto meno volatile rispetto all’offerta. L’unico calo documentato dei consumi negli ultimi dieci anni si è verificato nel 2008/2009, quando la domanda ha subito una flessione a causa della crisi economica. I maggiori produttori di cacao nel 2011/2012 sono stati i Paesi Bassi, la Costa d’Avorio e la Germania (cfr. figura 2). Anche se la macinazione è un indicatore accurato del quantitativo di cacao lavorato, essa non tiene conto dei paesi in cui sono consumati i prodotti finali. Nel 2010/2011, i maggiori consumatori3 di cacao sono stati Stati Uniti (20%), Germania (9%), Francia (6%) e Regno Unito (6%).

Bien que le volume de concassage soit une mesure précise de la quantité de cacao transformé, il ne dit rien de la destination des produits finis. En 2010-2011, les plus gros consommateurs3 de cacao étaient les États-Unis (20%), l’Allemagne (9%), la France (6%) et le 
Royaume-Uni (6%).

Figura 2: Macinazione globale di fave di cacao per paese, 2011/2012

 

 

Fonte: ICCO Quarterly Bulletin of Cocoa Statistics, Vol. XXXIX, N. 3, Anno di produzione del cacao 2012/13.
Tra il 2006 e il 2011, le importazioni nette di fave di cacao sono aumentate dell’11%2 e i maggiori importatori sono stati Stati Uniti, Germania e Francia (cfr. figura 3). Gli scambi regionali più ampi sono tra l’Africa e l’UE, che nel 2010/2011 hanno rappresentato il 54%2 del commercio mondiale complessivo.

Figura 3: Importatori netti globali di fave di cacao, 2006/2011 (migliaia di tonnellate)
 

Image

Sourceonte: International Cocoa Organization, The World Cocoa Economy: Past and Present, 2012.
Nel 2010/2011, le esportazioni mondiali di fave di cacao sono state pari all’87%2 della produzione totale, evidenziando trend di consumo relativamente contenuti in alcuni dei maggiori paesi produttori. La principale regione esportatrice di semi di cacao è l’Africa, che nel 2010/2011 ha rappresentato l’80%2 delle esportazioni mondiali complessive (cfr. figura 4).

Figura 4: Esportatori netti globali di fave di cacao, 2006/2011 (migliaia di tonnellate)
 

Fonte: International Cocoa Organization, The World Cocoa Economy: Past and Present, 2012.

Fattori e tendenze chiave

L’offerta di cacao è particolarmente sensibile alle condizioni meteorologiche. “El Niño” è un fenomeno climatico che incide sui regimi di precipitazione in diverse parti del mondo. Le analisi statistiche svolte dalla International Cocoa Organization indicano che El Niño esercita un significativo impatto negativo sulla produzione di cacao, riducendo l’output annuale globale in media del 2,4%4. La figura 5 illustra l’impatto dei precedenti passaggi di El Niño sulla produzione annua.

Inoltre, la coltivazione intensiva dei terreni può incidere negativamente sulla fertilità di alcune aree. Il pericolo di una minore resa agricola, che potrebbe danneggiare l’offerta di cacao, può essere attenuato mediante l’uso di tecniche agroforestali sostenibili. La produttività può essere accresciuta mediante il compostaggio e l’uso generalizzato di fertilizzanti nelle piantagioni di cacao/legname5. Dato il continuo incremento della produzione nei paesi in via di sviluppo, l’adozione di tecniche agricole sostenibili può essere cruciale per proteggere la resa.

Figure 5: El Nino - Historical Episodes and Departure from Trend of Annual Production

 

Fonti: United States Department of Commerce, National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), International Cocoa Organization (ICCO).

L’instabilità politica in alcune delle maggiori nazioni produttrici di cacao può incidere significativamente sugli scambi commerciali mondiali. Nel 2010, le controverse elezioni presidenziali in Costa d’Avorio, il primo produttore al mondo di cacao, hanno causato una riduzione delle esportazioni portando a notevoli rincari del prezzo del cacao.
Secondo la World Cocoa Foundation, si stima che il 30-40% del raccolto vada perso a causa di infestazioni parassitarie e fitopatie. Le fitopatie hanno mostrato una tendenza alla concentrazione geografica: lo “scopazzo” e la “moniliasi” colpiscono prevalentemente le piantagioni del Sudamerica, mentre quelle africane tendono a soffrire di “virosi del rigonfiamento dei germogli” e della sindrome die-back causata dall’Oncobasidium theobromae (“Vascular Streak Dieback”). Secondo le stime, il fungo detto “Black pod”, diffuso in tutta l’Africa, il Sudamerica e l’Asia, è responsabile del 20-30% del raccolto andato perduto6.
Nell’ultimo decennio, l’industria della lavorazione e del commercio del cacao ha attraversato un’importante fase di concentrazione, che ha visto le maggiori aziende – Archer Daniels Midland (ADM), Barry Callebaut e Cargill – svolgere un ruolo predominante negli scambi commerciali globali. Nel 2010, tali società controllavano all’incirca il 40% dell’industria mondiale della lavorazione del cacao2, e il processo di consolidamento è proseguito ancora negli anni successivi. Gli effetti del progressivo aumento del grado di concentrazione del mercato sui prezzi del cacao non sono conosciuti.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono acquisire un’esposizione indiretta al mercato del cacao investendo in azioni. Gran parte della produzione di cacao proviene da piantagioni private, tuttavia gli investitori possono acquistare le azioni di due o tre tra le maggiori società di lavorazione del cacao che hanno una certa esposizione al settore. Le tre maggiori aziende quotate in borsa sono Archers Daniel Midland, Barry Callebaut e Cargill.
Il benchmark globale per i prezzi del cacao è l’Intercontinental Exchange (ICE) Cocoa Futures, che scambia con il simbolo “CC”. Il lotto di negoziazione è di 10 tonnellate e i prezzi sono in dollari e centesimi di dollaro USA per tonnellata. I mesi di consegna per ogni contratto sono marzo, maggio, luglio, settembre e dicembre. L’orario di negoziazione è dalle 9:00 alle 19:00 GMT (4:00 - 14:00 ET).

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll”.
Gli ETP sul cacao replicano degli indici costruiti per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future sul cacao. Il prezzo spot del cacao non è investibile, poiché comporterebbe la detenzione fisica della materia prima. Gli investitori devono dunque tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul cacao, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quellidei futurecon scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sul cacao figurano il Dow Jones–UBS Cocoa Subindex, l’UBS Bloomberg CMCI Cocoa e il Barclays Capital Commodity Index Cocoa (Stati Uniti).

Prezzi

Figura 6: Prezzi del cacao in centesimi di dollaro USA

 

Fonte: Bloomberg


  • 1.World Cocoa Foundation, The Cocoa Market Update, 2012
  • 2. International Cocoa Organization, The World Cocoa Economy: Past and Present, 2012
  • 3.In base a un indicatore descritto come “consumo apparente”, calcolato come le macinature di semi di cacao più le importazioni nette di prodotti a base di cacao, cioccolata e prodotti contenenti cioccolata nel loro equivalente in fave di cacao (International Cocoa Organization, The World Cocoa Economy: Past and Present, 2012).
  • 4. International Cocoa Organization, ‘Impact of El Niño / La Niña Weather Events on the World Cocoa Economy'.
  • 5. World Cocoa Foundation, Challenges
  • 6. International Cocoa Organization, Pests and Diseases

CAFFÉ

 

La pianta del caffè è originaria delle zone montuose dell’Etiopia. Nel 16° secolo, il caffè veniva consumato in tutto il Medio Oriente e in seguito si è affermato in Europa grazie al commercio degli olandesi. La cultura delle caffetterie si è poi rapidamente diffusa nell’intero continente europeo e negli Stati Uniti, due regioni che consumano tuttora grandi quantità di caffè.

Le varietà di caffè più diffuse a livello mondiale sono due: l’Arabica e la Robusta. L’Arabica è sempre stata la più ricercata ed è considerata anche la più pregiata da quasi tutti i fornitori. Rispetto alla pianta Arabica, più delicata, la specie Robusta è molto più resistente e meno esposta alle malattie. Di norma, i contratti future offrono esposizione a una determinata varietà di caffè. Ad esempio, il contratto Coffee C è il benchmark mondiale per la varietà Arabica.

I “chicchi” di caffè sono in realtà i semi dei frutti della pianta, che quando sono maturi somigliano molto alle ciliegie. Una volta staccati dal frutto, i chicchi vengono lavorati usando principalmente due tecniche: a secco o in umido. Il processo in umido è più costoso e dà origine a caffè di qualità più elevata.

Il mercato in breve

Tra il 2002/2003 e il 2012/2013, l’andamento annuo della produzione di Arabica si è attestato tra il -22% e il 17%1, con cinque diminuzioni annue registrate nel corso del decennio. Da ciò si intuisce la volatilità dell’offerta globale, che è molto sensibile ai fattori ambientali. Nel corso dell’ultimo decennio, l’offerta mondiale della varietà Arabica è aumentata di appena il 4%1. Il Brasile è di gran lunga il maggior produttore di caffè, avendo controllato il 46%1 della produzione mondiale di Arabica nel 2012/2013 (cfr. figura 1).

 Figura 1: Offerta globale di arabica, 2012/2013

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.


Nel corso dell’ultimo decennio, il consumo globale di caffè2 è aumentato del 25%1, e una parte significativa di tale incremento è riconducibile alla maggiore domanda proveniente dai paesi emergenti. A partire dalla crisi economica del 2008, i livelli di domanda nell’UE e negli Stati Uniti hanno evidenziato aumenti solo marginali. Invece, nello stesso periodo, Cina, Vietnam e Filippine hanno registrato aumenti del 268%, del 92% e del 54%1. Nei prossimi anni, se i salari nelle nazioni in via di sviluppo continueranno a salire, è possibile che questa traiettoria ascendente dei consumi faccia da traino alla domanda globale.

Figura 2: Domanda complessiva di caffè, 2012/2013

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service
Tra il 2002/2003 e il 2012/2013 le importazioni mondiali sono aumentate del 26%1. I maggiori importatori netti di caffè sono l’UE e gli Stati Uniti, che rappresentano rispettivamente il 41% e il 21%1 delle importazioni mondiali (cfr. figura 3). Il Brasile rappresenta il 30% delle importazioni UE e il 25% di quelle statunitensi1. Negli ultimi cinque anni, tuttavia, la crescita delle importazioni è stata guidata in maniera preponderante dai paesi in via di sviluppo.

Figura 3: Maggiori importatori di caffè, 2008/2013 (migliaia di sacchi da 60 kg)

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.
Nell’ultimo decennio, le esportazioni mondiali sono aumentate del 23%1. Anche se il Brasile rappresenta oggi più di un quarto delle esportazioni mondiali, altri produttori stanno aumentando le loro esportazioni, tra cui il Vietnam (+53%), l’India (+78%) e l’Ecuador (+95%)1 (cfr. figura 4).

Figura 4: Maggiori esportatori di caffè, 2008/2013 (migliaia di sacchi da 60 kg)

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.

Fattori e tendenze chiave

Il Brasile è il maggior produttore di caffè ed è responsabile di circa la metà della produzione mondiale di Arabica, mentre altre grandi nazioni produttrici, come l’Indonesia e il Vietnam, si concentrano principalmente sulla produzione di Robusta. Data questa notevole concentrazione di mercato, ogni cambiamento delle dinamiche di offerta e domanda in Brasile può avere un impatto sostanziale sugli scambi mondiali di caffè e sui prezzi dell’Arabica. In passato, il governo brasiliano ha acquistato le forniture eccedenti al fine di sostenere il mercato. I volumi di produzione elevati in Brasile sono potenzialmene in grado di deprimere i prezzi – un rischio tanto maggiore laddove il governo dovesse decidere di non intervenire.
L’Hemileia vastatrix, detta anche roya o ruggine del caffè, è un fungo che attacca le foglie della varietà Arabica, riducendo la resa e in alcuni casi uccidendo l’intero arbusto. La ruggine del caffè costituisce un rischio considerevole per le forniture globali di caffè. Questa patologia è diffusa in quasi tutte le aree di coltivazione, in particolare in America Centrale, dove nel 2012/2013 si è registrata un’incidenza del 53% – la più alta da quando il fungo ha attaccato per la prima volta l’area3. Per il 2013/2014, l’USDA prevede che la produzione regionale di caffè in tutta l’America Centrale e il Messico diminuirà dell’8% a causa della minore resa agricola1.
I consumi di caffè sono strettamente correlati con i livelli di reddito disponibile. Tradizionalmente, i maggiori consumatori di caffè sono sempre stati i paesi sviluppati. Nei prossimi anni, tuttavia, il continuo aumento dei salari nei paesi emergenti potrebbe portare a un significativo incremento dei consumi di caffè, soprattutto in nazioni come il Vietnam e l’Indonesia, che sono produttori importanti.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono ottenere un’esposizione indiretta al mercato del caffè investendo in società quotate in borsa e operanti nella lavorazione e nella distribuzione commerciale del caffè. Tra le società di grandi dimensioni che offrono una certa esposizione al settore figurano Nestlè (proprietaria di Nespresso) e Starbucks. Anche Tata Coffee (India) offre un'esposizione indiretta al mercato del caffè asiatico.
I due maggiori listini dei future sul caffè si trovano a New York (Arabica) e a Londra (Robusta). Il benchmark globale per l’Arabica è il contratto IntercontinentalExchange (ICE) Coffee C, che viene scambiato con il simbolo “KC”. Il lotto di negoziazione è di 37.500 libbre e i prezzi sono in dollari e centesimi di dollaro USA per libbra. Le quotazioni dei contratti avvengono nei mesi di marzo, maggio, luglio, settembre e dicembre, e l’orario di negoziazione va dalle 8:30 alle 19:00 GMT (3:30 am - 2:00 pm ET). In base alle verifiche svolte sulla qualità dei chicchi e sul sapore (determinato mediante l’assaggio) viene emessa una Notifica di certificazione. I caffè giudicati più pregiati scambiano a premio, mentre quelli ritenuti inferiori scambiano a sconto.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui).
Gli ETP sul caffè replicano gli indici strutturati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future sul caffè. Il prezzo spot del caffè non è investibile, poiché comporterebbe la detenzione fisica della materia prima. Gli investitori devono dunque tener presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul caffè, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) ovvero il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sul caffè figurano il Dow Jones–UBS Coffee Subindex, l’UBS Bloomberg CMCI Coffee e il Barclays Capital Commodity Index Coffee (Stati Uniti).

Prezzi

Figura 5: Prezzi del caffè Arabica in centesimi di dollaro USA
 

Figure 5

Fonte: Bloomberg


  • 1.USDA, Foreign Agricultural Service, Coffee: World markets and Trade, giugno 2013
  • 2.Di solito, le varietà Arabica e Robusta vengono miscelate prima del consumo finale, pertanto i dati relativi alla domanda si riferiscono alla domanda complessiva di caffè.
  • 3.International Coffee Organization.

MAIS

 

Il mais è una pianta originaria del continente americano coltivata in molte parti del mondo. Molti storici ne fanno risalire le origini al Messico, mentre la loro introduzione in Europa è avvenuta mediante la presenza dei colonizzatori europei nelle Americhe nel corso del 15° e del 16° secolo. Il mais è oggi il cereale più coltivato al mondo.

Viene prodotto in molteplici climi e terreni, ma data la sua scarsa resistenza al freddo è più adatto alle zone temperate e viene generalmente piantato durante la stagione primaverile. Quando il seme piantato comincia a germogliare, sviluppa prima le foglie e poi un gambo spesso e fibroso. Dopo una fase di crescita, avviene l’impollinazione, che dipende sia dalle condizioni climatiche che dalla fertilità del terreno. Le piante infestanti tendono a sottrarre umidità e nutrienti alla pianta, rendendo necessario l’utilizzo di erbicidi.

Il mais viene utilizzato principalmente per la produzione di mangimi zootecnici, mentre una piccola parte viene impiegata per ottenere un’ampia gamma di prodotti alimentari e industriali, tra cui etanolo combustibile, adesivi, olio di mais da cucina e margarina, dolcificanti e alimenti per l’uomo. Il mais viene apprezzato soprattutto per l’elevato contenuto di amidi, che lo rendono un alimento di base per molte persone in tutto il mondo. È il principale ingrediente di molti articoli di largo consumo, tra cui il porridge, i cereali per la colazione e le tortillas.

Il mercato in breve

Nel corso degli ultimi dieci anni, la produzione di mais è cresciuta del 43%1. Attualmente, si stima che la produzione mondiale aumenterà del 23%2 tra il 2011/2012 e il 2022/2023. I due maggiori produttori nel 2011/2012 sono stati gli Stati Uniti e la Cina, che insieme rappresentano il 57%3 dell’offerta mondiale complessiva di mais (cfr. figura 1). Per il prossimo decennio, le stime sono di un incremento del 29% delle forniture cinesi e del 24% di quelle statunitensi. Le proiezioni del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA) per il 2013/2014 indicano un aumento del 12%3 della produzione globale per effetto degli ottimi raccolti negli Stati Uniti, in Cina e in Ucraina.

Figura 1: Offerta globale di mais, 2011/2012

 

Fonte: USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates
Nell’arco degli ultimi dieci anni, la domanda globale di mais è cresciuta del 38%3 e le stime indicano un incremento dei consumi di poco più del 27%2 di qui al 2022/2023. Nel 2011/2012, i due maggiori consumatori di mais sono stati gli Stati Uniti e la Cina, che insieme hanno rappresentato oltre la metà della domanda mondiale (cfr. figura 2). Negli Stati Uniti, la domanda è trainata dall’impiego del mais come mangime animale e per la produzione di etanolo e si stima che i consumi aumenteranno del 28%2 entro il 2022/2023. In Cina, i consumi sono guidati principalmente dalla domanda di mangimi zootecnici, e per il consumo domestico di mais si prevede un’espansione del 35%2 entro il 2022/2023, con incrementi annui del 7%Error! Bookmark not defined. sia nel 2012/2013 che nel 2013/2014.

Figura 2: Domanda globale di mais, 2011/2012

 

Fonte: USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates
Secondo le stime, le importazioni mondiali di mais aumenteranno del 25%2 dal 2011/2012 al 2022/2023. Nel 2011/2012, i maggiori importatori di mais sono stati il Giappone, il Messico e la Corea del Sud; la domanda associata al mercato della carne ha trainato le importazioni nelle nazioni sviluppate del continente asiatico (cfr. figura 3). La Cina è attualmente importatrice netta di mais, pur essendo stata un’importante esportatrice netta in passato. Le politiche di esportazione di questo paese sono imprevedibili, data l’incidenza dei sussidi governativi all’esportazione e degli sgravi fiscali, passibili di alimentare il grado d’incertezza del mercato.

Figura 3: Importazioni globali di mais, 2008/2013 (milioni di tonnellate)

 

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service
Gli Stati Uniti sono i maggiori esportatori di mais, avendo controllato un terzo delle esportazioni mondiali complessive nel 2011/2012Error! Bookmark not defined. In base alle stime, tra il 2011/2012 e il 2022/2023, le esportazioni americane aumenteranno del 62%2 andando incontro all’accresciuta domanda proveniente dai paesi emergenti. Gli Stati Uniti sono tra i maggiori protagonisti del commercio globale di mais, tuttavia le esportazioni costituiscono una parte relativamente esigua della domanda di mais americano, pertanto è il rapporto tra l’offerta e la domanda nazionali a dettare in larga misura i movimenti del prezzo del mais. Argentina, Ucraina e Brasile sono gli altri protagonisti di spicco dell’export del mais (cfr. figura 4).

Figura 4: Esportazioni globali di mais, 2008/2013 (milioni di tonnellate)

 

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service

Fattori e tendenze chiave

Gli Stati Uniti e la Cina detengono le maggiori scorte di mais al mondo, tuttavia i mercati sono particolarmente sensibili alle variazioni delle scorte americane in virtù della capacità di esportazione del paese. Se le scorte statunitensi diminuiscono o se si prevede una diminuzione, i prezzi possono reagire positivamente e viceversa (cfr. figura 5).

Figura 5: Stoccaggi statunitensi come % dei consumi domestici

 

Fonti: USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates; Bloomberg:
Il mais viene impiegato anche nella produzione di carburanti a base di etanolo per i motori a combustione interna ed è la principale materia prima per la produzione di etanolo combustibile negli Stati Uniti. L’etanolo è generalmente considerato un’alternativa più economica e pulita rispetto alla benzina, e queste caratteristiche dovrebbero sostenere la produzione negli anni a venire. Il governo americano ha introdotto una serie di politiche finalizzate ad aumentare l’impiego di biocarburanti. Il 37% di tutto il mais prodotto negli Stati Uniti nel 2011/2012 è stato impiegato per la produzione di etanolo3.
L’utilisation des biotechnologies dans la production du maïs est une question politique controversée à même d’influer considérablement sur les fondamentaux de cette matière première dans les années à venir. Aux États-Unis, l’adoption de variétés résistantes aux insectes et tolérantes aux herbicides s’est largement répandue, et concerne plus de 75% du maïs planté. Pourtant, les cultures de plants OGM ont fait face à une vaste opposition dans l’UE, ce qui a permis à des pays comme le Brésil d’exporter des volumes substantiels de récoltes non OGM vers ce marché d’importation majeur .
Il mais è molto usato per la produzione di mangimi zootecnici in tutto il mondo ed è il principale cereale da foraggio negli Stati Uniti. Il maggior consumo di carne e pollame in tutto il mondo e soprattutto nei paesi emergenti ha fatto salire la domanda di mangimi per bestiame. Dato il continuo aumento dei salari nelle nazioni in via di sviluppo e la maggiore efficienza dei metodi di coltura, il consumo di carne in questi paesi potrebbe ulteriormente aumentare.

Tipologie d'investimento

La production de maïs est typiquement le fait d’agriculteurs ou d’exploitations agricoles privées ; toutefois, les investisseurs peuvent tirer bénéfice d’une exposition indirecte à cette matière première en investissant dans des sociétés du secteur agro-industriel qui interviennent dans le cycle de production et le commerce mondial du maïs. Monsanto et DuPont, par exemple, sont toutes deux impliquées dans la production de semences de maïs génétiquement modifiées.
Les deux places boursières dominant ce marché sont le Chicago Board of Trade (CBOT) et la Dalian Commodity Exchange (DCE) en Chine. Au CBOT, les contrats sont conclus pour un volume de 5000 boisseaux (soit environ 127 tonnes) et se négocient aux mois de mars, mai, juillet, septembre et décembre sous le symbole « C ». Le cours du maïs est coté en cents américains par boisseau. La négociation a cours du lundi au vendredi de 8h30 à 13h15 (heure du Centre).

Un contrat à terme est généralement cédé peu avant que n’expire le délai du contrat, puis un nouveau contrat conclu, afin d’éviter de prendre livraison de la matière première concernée (on parle de roulement de positions). Cela permet également de maintenir une exposition continue à la matière première. Il se peut que le contrat acheté soit plus onéreux que le contrat vendu, ce qui se traduit par une perte pour l’investisseur (courbe à pente ascendante). Il s’agit dans ce cas d’une situation de report (contango). L’autre cas est lorsque le contrat est acheté meilleur marché que le contrat vendu (courbe à pente descendante), auquel cas l’impact sur la rentabilité de l’investissement est positif. C’est ce que l’on appelle le déport (backwardation). Le coût ou le gain du roulement de positions sur les contrats à terme s’appelle le rendement au roulement (roll yield). (Pour de plus amples précisions, veuillez consulter notre ETPedia en cliquant sur ce lien)
Les ETP maïs répliquent des indices constitués pour simuler une exposition continue à la performance des contrats à terme sur le maïs. Il n’est pas possible d’investir dans le maïs au comptant dans la mesure où cela supposerait de détenir physiquement la matière première. Il est donc important que les investisseurs assimilent que lorsqu’ils investissent dans un ETP ou dans tout autre instrument financier qui réplique des indices procurant une exposition continue à la performance des contrats à terme sur le maïs, la performance intègrera le gain (si la courbe est en déport) ou le coût (si la courbe est en report) de roulement des contrats à terme afin de maintenir une exposition à la performance des contrats à terme sur le maïs. Il arrive que le rendement total d’un investissement dans les contrats à terme sur les matières premières soit de ce fait très différent du rendement théorique reflété par le cours du contrat à terme ou au mois le plus rapproché (tel qu’indiqué ci-dessous).

On compte parmi les indices offrant une exposition aux contrats à terme sur le maïs le'sous-indice Dow Jones–UBS Corn, l’UBS Bloomberg CMCI Corn, l’indice S&P GSCI Corn et'le Teucrium Corn Fund (États-Unis).

Prezzi

Figura 6: Prezzo del mais in centesimi di dollaro USA

Figure 6

Fonte: Bloomberg

  • 1.USDA, Foreign Agricultural Service
  • 2.USDA, Economic Research Service, Proiezioni internazionali di lungo termine dal 2013 al 2022.
  • 3.USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates

SEMI DI SOIA

 

La soia è un legume originario dell’Asia orientale. Viene coltivata perlopiù in climi caldi e temperati; in Europa e negli Stati Uniti, le prime coltivazioni significative della soia sono cominciate solo all’inizio del 20° secolo. Oggi, i semi di soia lavorati sono la principale fonte di mangimi proteici e olio vegetale a livello mondiale.

La soia cresce in un’ampia tipologia di terreni e il periodo che intercorre tra la semina e il raccolto va dagli 80 ai 120 giorni. Dopo la raccolta, i semi di soia vengono di norma lavorati per arrivare a due sottoprodotti: l’olio di semi di soia e la farina di soia. Attualmente, gli Stati Uniti sono i maggiori produttori di semi di soia al mondo, e la maggior parte di tale produzione è geneticamente modificata.

I semi di soia vengono impiegati per produrre una vasta gamma di prodotti alimentari in virtù dell’elevato contenuto proteico. La farina di soia è uno dei sottoprodotti di maggior valore, arrivando a costituire il 50-75% del valore dei semi di soia. I mangimi zootecnici rappresentano il 98% del consumo di farina di soia, mentre il restante 2% viene impiegato per alimenti destinati all’uomo, come i prodotti da forno e i sostituti della carne. Semi di soia, farina di soia e olio di soia possono essere negoziati separatamente.

Il mercato in breve

Nell’ultimo decennio, la produzione mondiale di semi di soia è aumentata del 36%1, e le previsioni sono di una crescita del 44%2 tra il 2011/2012 e il 2022/2023. I primi tre produttori – Stati Uniti, Brasile e Argentina – hanno controllato complessivamente l’80%3 della produzione mondiale del 2011/2012 (cfr. figura 1). Nel corso dei prossimi dieci anni, gran parte dell’incremento della produzione mondiale dovrebbe provenire dal Sud America, dove si prevede che l’offerta crescerà del 74% in Brasile2 e del 73%2 in Argentina. La produzione cinese dovrebbe diminuire del 22%2 lungo lo stesso arco temporale.

Figura 1: Offerta globale di semi di soia, 2011/2012

Fonte: USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates.
I consumi globali di soia sono aumentati del 35%1 nell’ultimo decennio, e si prevede che la domanda crescerà del 36%2 tra il 2011/2012 e il 2022/2023. I maggiori consumatori mondiali di soia sono la Cina, gli Stati Uniti e il Brasile, che nell’insieme hanno rappresentato il 63%3 della domanda globale del 2011-2012 (cfr. figura 2). In base alle stime, nei prossimi dieci anni i consumi cinesi aumenteranno del 58%2 e la domanda in Brasile e in Argentina crescerà rispettivamente del 30%2 e del 41%2. Invece, per gli Stati Uniti è previsto un incremento più modesto, pari al 14%2.

Figura 2: Domanda globale di semi di soia, 2011/2012

Fonte: USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates.
Dal 2000/2001, le importazioni di semi di soia sono aumentate dell’82%1, e per il prossimo decennio si prevede un incremento del 60%2. Attualmente la Cina domina il commercio di semi di soia (cfr. figura 3). Nel 2011/12, le importazioni cinesi di semi di soia sono state pari al 63% delle importazioni mondiali totali, e si stima che nel 2022/2023 tale percentuale arriverà al 71%2. Ne consegue che il prezzo di mercato della soia può risultare molto sensibile alle variazioni a livello della domanda cinese.

Figure 3: Global Soybean Imports, 2009-2013 (Million Metric Tonnes)

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.

I due principali esportatori di soia sono il Brasile e gli Stati Uniti (cfr. figura 4). Si stima che tra il 2011/2012 e il 2022/2023 le esportazioni dal Brasile aumenteranno del 76%2, mentre per gli Stati Uniti l'incremento sarà appena del 18%2. L’Argentina è al terzo posto nella classifica dei maggiori esportatori di soia, mentre detiene il primato come esportatore di farina e olio di soia.

Figura 4: Esportazioni globali di semi di soia, 2009/2013 (milioni di tonnellate metriche)

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.

Fattori e tendenze chiave

La soia geneticamente modificata (OGM) influenza in maniera significativa il mercato globale di questa commodity. Negli Stati Uniti, le superfici coltivate con soia OGM sono aumentate dal 17% al 93% tra il 1997 e il 20134 (cfr. figura 5). L’adozione di biotecnologie nelle coltivazioni suscita ancora grande scetticismo tra i principali importatori e ciò ha contribuito a sostenere le esportazioni di soia non OGM, soprattutto dal Sud America.

Figura 5: Diffusione della coltivazione di soia geneticamente modificata negli Stati Uniti come % delle superfici coltivate, 1996/2913

Fonte: USDA, Economic Research Service.

La ruggine della soia è una malattia grave che colpisce i semi di soia e che ha distrutto interi raccolti in tutto il mondo. La diffusione della malattia è stata registrata per la prima volta in Sud America nel 2001 e negli Stati Uniti nel 20045. A inizio novembre 2013, la ruggine della soia è stata scoperta in 13 stati americani, con una tendenza alla concentrazione nelle parti sudorientali del paese6. Dato che gli Stati Uniti e il Sud America rappresentano più dell’80% della produzione mondiale complessiva, la diffusione di questa malattia è in grado di incidere significativamente sull’offerta globale.
La soia è un’importante materia prima per la produzione di biodiesel che, sebbene prodotto in quantità inferiori rispetto all’etanolo, va diffondendosi sempre più come fonte alternativa di biocarburante negli Stati Uniti e in Europa. Il biodiesel può essere utilizzato nei motori a diesel ed è una fonte più pulita rispetto ai tradizionali carburanti. I governi intenti a ridurre le emissioni di gas serra hanno introdotto misure che incentivano un maggior ricorso al biodiesel fornendo sostegno alla domanda.
Il prezzo dei semi di soia è inoltre funzione dei due sottoprodotti di questa materia prima: l’olio di semi di soia e la farina di soia. Il termine “crush spread” si riferisce a una strategia di trading utilizzata dagli operatori per gestire il rischio, che consiste nella combinazione di future sui semi di soia, sull’olio di semi di soia e sulla farina di soia al fine di conseguire un determinato margine sulla lavorazione. Entrambi i sottoprodotti hanno la propria catena di offerta e domanda, oltre a essere correlati l’uno con l’altro.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono acquisire un’esposizione all’industria dei semi di soia mediante società agricole coinvolte in qualche misura nel ciclo di produzione e nel commercio della soia. Tra le aziende quotate in borsa che forniscono un’esposizione ai semi di soia figurano Bunge Limited e Archer Daniels Midland Company. Monsanto, inoltre, è una società che produce sementi di soia geneticamente modificate.
I semi di soia vengono negoziati sui listini di tutto il mondo; tra questi, il CME Group Chicago Board of Trade (CBOT) Soybeans Futures è considerato l’indicatore principale delle variazioni di prezzo di questa merce agricola. Il lotto di contrattazione è di 5000 bushel (circa 136 tonnellate metriche), e i mesi per la stipula dei contratti sono gennaio, marzo, maggio, luglio, agosto, settembre e novembre. Questo future scambia con il simbolo “S”. I future sulla soia sono quotati in centesimi di dollaro USA per bushel, quelli sulla farina di soia in dollari USA per tonnellata corta e quelli sull’olio di semi di soia in centesimi di dollaro USA per libbra. Le contrattazioni avvengono in tutti i giorni della settimana dalle 8:30 alle 13:15 CT.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui).
Gli ETP sui semi di soia replicano gli indici strutturati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future su tale materia prima. Il prezzo spot della soia non è investibile, poiché comporterebbe la detenzione fisica della materia prima. Gli investitori devono dunque tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sui semi di soia, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sui semi di soia figurano il Dow Jones–UBS Soybeans Subindex, l’S&P GSCI Soybeans Index, l’UBS Bloomberg CMCI Soybeans Index e il Teucrium Soybean Fund Benchmark Index (Stati Uniti).

Prezzi

Figura 6: Prezzi dei semi di soia in centesimi di dollaro USA

Fonte: Bloomberg.



  • 1.UDSA, FAS, World: Soybeans and Products Supply and Distribution
  • 2.USDA, Economic Research Service, Proiezioni internazionali di lungo termine dal 2013 al 2022.
  • 3.USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates
  • 4.USDA ERS, Adoption of Genetically Engineered Crop in the US
  • 5.USDA, Agricultural Research Service: Invasive and Emerging Fungal Pathogens – Diagnostics Fact Sheets
  • 6.USDA, Pest Information Platform for Extension and Education

ZUCCHERO

 

Lo zucchero, o saccarosio, appartiene a un gruppo di composti noti come carboidrati e si contraddistingue per il suo sapore dolce. Lo zucchero è stato estratto per la prima volta nel continente asiatico, mentre la sua distribuzione in tutto il mondo si deve alle colonie spagnole e portoghesi. Fu Cristoforo Colombo a portare lo zucchero ai Caraibi, e da qui la produzione si diffuse al Brasile, che oggi è il primo produttore di questa materia prima.

Lo zucchero si ricava da due fonti: la canna da zucchero e la barbabietola da zucchero. La canna da zucchero è una pianta che ha bisogno di climi caldi e cresce in alcune regioni dell'Asia meridionale, del Sud America e dei Caraibi. La barbabietola da zucchero cresce in regioni più temperate e gran parte della produzione si concentra in Europa. Circa il 75% dello zucchero prodotto proviene dalla lavorazione della canna da zucchero. Lo zucchero grezzo e quello raffinato (bianco) sono due prodotti diversi e vengono entrambi negoziati a livello internazionale. I paesi che lavorano la barbabietola da zucchero esportano zucchero raffinato, mentre le nazioni che utilizzano la canna da zucchero esportano sia zucchero grezzo che raffinato. Il margine esistente tra lo zucchero grezzo e quello raffinato è chiamato “white premium”, premio per lo zucchero bianco.

Anche se viene usato principalmente come prodotto alimentare per usi domestici e industriali, lo zucchero è un’importante materia prima anche per la distillazione di etanolo.

Il mercato in breve

Tra il 2008 e il 2013 l’offerta globale di zucchero è aumentata del 22%1, e gran parte di tale incremento è ascrivibile al maggiore output proveniente dai principali paesi produttori. In questo arco di tempo, la produzione brasiliana e quella indiana sono aumentate rispettivamente del 21% e del 71%1. Nel 2012/2013 i maggiori produttori di zucchero sono stati il Brasile, l’India e l’Unione europea (cfr. figura 1). Tra il 2013 e il 2022, si stima che la produzione mondiale di zucchero crescerà di circa l’1,9% annuo, sospinta da moderati aumenti della resa agricola2. Va sottolineato che l’offerta di zucchero dipende dalle condizioni climatiche; spesso, la stagione dei monsoni in India è responsabile dell’oscillazione dei livelli d’offerta annui.
Figura 1: Offerta globale di zucchero, 2012/2013

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.

Tra il 2008 e il 2013, la domanda mondiale di zucchero è aumentata del 15%1, registrando un’espansione significativa nella regione asiatica. In questi cinque anni, i consumi in Tailandia, in India e in Cina hanno registrato incrementi del 30%, del 23% e del 20% rispettivamente1. I consumi europei lungo questo stesso lasso di tempo sono stati più modesti, mostrando una crescita del 15%1. Nel 2012/2013 i maggiori consumatori di zucchero sono stati l’India, l’Unione europea e la Cina (cfr. figura 2). Secondo le previsioni, nell’arco dei prossimi dieci anni i consumi mondiali di zucchero aumenteranno di circa l’1,9% annuo, e gran parte della domanda proverrà dalle zone deficitarie dell’Africa e dell’Asia2.
Figura 2: Domanda globale di zucchero, 2012/2013

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.

Tra il 2008 e il 2013 le importazioni globali sono aumentate del 23%1. Tale incremento è stato guidato soprattutto dagli scambi in Asia, dove le importazioni hanno consentito di soddisfare il crescente consumo di prodotti a base di zucchero. In particolare, nell’arco di questo quinquennio, le importazioni in Cina sono aumentate del 253%1. Invece, le importazioni nell’UE e negli Stati Uniti, i due maggiori importatori di zucchero (cfr. figura 3), hanno segnato il passo, evidenziando una crescita solo marginale.
Figura 3: Importazioni globali di zucchero, 2008/2013 (milioni di tonnellate)

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.
Nel 2012/2013, le esportazioni globali hanno rappresentato il 32% della produzione totale1. Il mercato delle esportazioni vede pochi protagonisti di spicco, ma è il Brasile la vera forza dominante, avendo controllato poco meno della metà dell’export mondiale nel 2012/20131 (cfr. figura 4). Le notevoli oscillazioni annue della produzione in India hanno fatto sì che il paese passasse periodicamente dall'essere il principale importatore di zucchero all'esserne il secondo maggior esportatore. Questa volatilità ha fatto salire significativamente il grado d’incertezza sui mercati mondiali dello zucchero. Negli anni a venire, si stima che la crescita delle esportazioni sarà guidata dai produttori di canna da zucchero nei paesi in via di sviluppo, tra cui il Brasile e la Tailandia.
Figura 4: Esportazioni globali di zucchero, 2008/2013 (milioni di tonnellate)

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.

Fattori e tendenze chiave

Il bioetanolo può essere prodotto mediante la fermentazione degli zuccheri per arrivare all’etanolo puro, impiegato come carburante nei veicoli a motore. Il Brasile è il maggior produttore di etanolo proveniente dalla canna da zucchero, e circa la metà della sua produzione di zucchero viene impiegata nella produzione di etanolo destinato al mercato nazionale. La rimozione dei dazi statunitensi sulle importazioni di etanolo da canna da zucchero proveniente dal Brasile e le politiche energetiche intergovernative tese a incentivare l’uso di fonti rinnovabili potrebbero trainare la crescita del settore dei biocarburanti e in particolare le esportazioni di bioetanolo dal Brasile.
Figura 5: Produzione di bioetanolo da canna da zucchero in Brasile, 1990/2010 (milioni di tonnellate)

Fonte: USDA, Economic Research Service.

L’IntercontinentalExchange stima che meno del 50% del commercio mondiale di zucchero si svolge in condizioni di libero mercato3. Il mercato internazionale dello zucchero è dominato dai sussidi governativi sulle produzioni nazionali e dai dazi imposti sul commercio estero. Le politiche statunitensi prevedono controlli sul mercato domestico e l’applicazione di contingenti tariffari volti a limitare rigorosamente le importazioni estere. La politica agricola comune (PAC) dell’Unione europea è un altro esempio di barriera commerciale protezionistica, che mediante importanti sovvenzioni incentiva i produttori di zucchero comunitari a immettere livelli eccedenti di offerta sul mercato.
I sostituti dello zucchero, come lo sciroppo di mais ad elevato contenuto di fruttosio (HFCS), un dolcificante usato nella produzione di bibite molto note, competono con lo zucchero per l’impiego in un’ampia gamma di prodotti finali. Secondo le stime, tra il 2013 e il 2022 la domanda di HFCS aumenterà del 15%2, potenzialmente erodendo la quota di mercato dello zucchero. Dato che le politiche sanitarie di molte economie sviluppate ed emergenti stanno affrontando il crescente problema dell’obesità, è possibile che l’uso di dolcificanti come alternativa allo zucchero vada incontro a una maggiore diffusione.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono acquisire un’esposizione indiretta al mercato dello zucchero investendo in società quotate in borsa che prendono parte alla produzione di questa materia prima. Tra le maggiori aziende mondiali produttrici di zucchero figurano Suedzucker AG (Germania), Cosan Ltd. (Brasile) e Associated British Foods (Regno Unito), proprietaria di British Sugar PLC.
Le due maggiori borse per i future sullo zucchero sono quella di New York (zucchero grezzo) e quella di Londra (zucchero bianco). Il contratto ICE Sugar No. 11 è il benchmark mondiale per i prezzi dello zucchero grezzo, e scambia con il simbolo “SB”. Il lotto di negoziazione è di 112.000 libbre, e i prezzi sono in dollari e centesimi di dollaro USA per libbra. I mesi di quotazione del contratto sono marzo, maggio, luglio e ottobre, e l’orario di negoziazione è dalle 7:30 alle 19:00 GMT (2:30 – 14:00 ET).

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll” (per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui).
Gli ETP sullo zucchero replicano degli indici creati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future su questa materia prima. Il prezzo spot dello zucchero non è investibile, poiché comporterebbe la detenzione fisica della materia prima. Gli investitori devono dunque tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sullo zucchero, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sullo zucchero figurano il Dow Jones–UBS Sugar Subindex, l’UBS Bloomberg CMCI Sugar, il Barclays Capital Sugar Pure Beta Index e il Teucrium Sugar Fund (Stati Uniti)

Prezzi

Figura 6: Prezzo dello zucchero in centesimi di dollaro USA

Fonte: Bloomberg.



  • 1. USDA, Foreign Agricultural Service, World Sugar Production, Supply and Distribution.
  • 2. OECD-FAO Agricultural Outlook 2013-2022
  • 3. IntercontinentalExchange, Sugar No. 11 and Sugar No. 16

FRUMENTO

 

Il frumento, o grano, è un cereale appartenente alla famiglia delle graminacee, attualmente diffuso in tutto il mondo. Storicamente, le sue coltivazioni si sono concentrate nelle regioni temperate e il suo impiego alimentare risale alla preistoria. Il crescente utilizzo di un cereale originariamente selvatico ha spinto le varie civiltà a coltivare nuove varietà di frumento per assicurarsi forniture più sostenibili.

Le diverse varietà di frumento – tra cui tenero rosso, duro rosso, duro e bianco – hanno bisogno di condizioni diverse per crescere; di conseguenza, le tipologie prodotte variano da paese a paese. Il frumento tenero rosso invernale viene di norma coltivato in ambienti più umidi, inadatti alla produzione di grano duro. Negli Stati Uniti, il frumento invernale viene seminato da settembre a dicembre e raccolto agli inizi di luglio.

Il frumento è utilizzato principalmente come alimento umano e rappresenta circa il 20% delle calorie alimentari assunte dall’intera popolazione mondiale. La proteina contenuta nel frumento, chiamata glutine, rende questo cereale estremamente versatile ed è un’importante fonte proteica per una grossa percentuale della popolazione mondiale. Il frumento viene coltivato principalmente per produrre farina, ma viene utilizzato anche per la produzione di birra e nell’industria della distillazione, oltre che per produrre olio, paglia per lettiere, mangimi zootecnici, fieno, carta da giornale e altri prodotti.

Il mercato in breve

Nel corso dell’ultimo decennio, la produzione globale di frumento è aumentata del 15%1 e le stime sono di una crescita di pari entità2 tra il 2011/2012 e il 2022/2023. L’Unione europea e la Cina sono attualmente i due maggiori produttori di frumento (cfr. figura 1). Nello stesso arco di tempo, l’offerta di frumento in Cina è cresciuta del 34%1 contro l’aumento di appena il 7% della produzione UE1. Sebbene la produzione nell’ex Unione Sovietica3 abbia subito un calo del 33%4 nel 2011/2012 a causa delle condizioni climatiche estreme, nell’arco dei prossimi dieci anni si stima che questo gruppo di nazioni contribuirà in maniera significativa all’incremento della produzione mondiale.
Figura 1: Offerta globale di frumento, 2011/2012 (milioni di tonnellate)

Fonte: USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates.

Tra il 2002 e il 2012 il consumo mondiale di frumento è aumentato del 13%1, e si stima che la domanda crescerà dell’11%2 nei prossimi dieci anni. I tre maggiori consumatori sono l’UE, la Cina e l’India, che nell’insieme costituiscono poco meno della metà del consumo mondiale complessivo (cfr. figura 2). In Cina, la domanda è aumentata del 34%2 nell’ultimo decennio, trainando la domanda globale di frumento. Il trend che vede aumentare il consumo di grano nelle nazioni in via di sviluppo è in netto contrasto con le dinamiche osservate negli Stati Uniti, dove si prevede una brusca diminuzione della domanda nel 2013/2014 e nel 2014/2015 e un andamento statico di lì al 2022.
Figura 2: Domanda globale di frumento, 2011/2012 (milioni di tonnellate)

Fonte: USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates.


Il commercio mondiale del frumento, a differenza del mais e della soia, è distribuito più equamente tra le varie aree geografiche, e nessun paese controlla più del 10%4 delle importazioni totali (cfr. figura 3). Le stime sono di un aumento degli scambi mondiali di frumento del 16%2 tra il 2013/2014 e il 2022/2023, con le importazioni concentrate nei paesi emergenti. Si prevede che nel 2022 l’Egitto sarà ancora il maggior importatore e che gran parte dell’incremento delle importazioni mondiali sarà trainata dai paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Al momento, la Cina non è un’importatrice regolare di frumento, facendo affidamento soprattutto sulla produzione nazionale, tuttavia visti gli elevati livelli di domanda nel paese, eventuali variazioni a livello dei fondamentali cinesi avrebbero ripercussioni significative sui prezzi.

Figura 3: Importazioni globali di frumento, 2008/2013 (milioni di tonnellate)

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service.

L’ex Unione Sovietica rappresenta oggi il 25%4 delle esportazioni mondiali complessive. Nell’arco dei prossimi dieci anni, si prevede che le esportazioni di esportatori tradizionali come gli Stati Uniti e il Canada rimangano stazionarie o vadano incontro a una diminuzione. Le esportazioni dall’Unione europea, invece, dovrebbero aumentare ben oltre i livelli dello scorso decennio. Secondo le stime, le esportazioni dalla Russia, dall’Ucraina e dal Kazakistan cresceranno del 55%2 entro il 2022, guidando il previsto incremento delle esportazioni mondiali di frumento.

Figura 4: Esportazioni globali di frumento, 2008/2013 (milioni di tonnellate)

Fonte: USDA, Foreign Agricultural Service

Fattori e tendenze chiave

Stando alle proiezioni USDA2, entro il 2023 la Russia potrebbe divenire la maggior esportatrice di frumento, mentre le esportazioni complessive dall’ex Unione Sovietica potrebbero risultare quasi il doppio di quelle provenienti dagli Stati Uniti (cfr. figura 5). Se le previsioni USDA si riveleranno corrette, l’impatto sull’offerta mondiale di frumento potrebbe essere significativo. Tuttavia, visto il clima imprevedibile e la variabilità della resa della regione, va messa in conto una certa volatilità annua della produzione e degli scambi commerciali.
Figura 5: Esportazioni di frumento dagli Stati Uniti e dall’ex Unione Sovietica, 2011/2023 (milioni di tonnellate)
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Fonte: USDA, Economic Research Service, Proiezioni internazionali di lungo termine dal 2013 al 2022.
I due fattori chiave che trainano la domanda di frumento dei mercati emergenti sono l’aumento demografico e la crescita dei salari. Si prevede che entro il 2030 sarà necessario un miliardo di tonnellate in più di cereali per sfamare una popolazione mondiale di 8,7 miliardi di individui . Inoltre, la crescita dei redditi disponibili e l’acquisizione di preferenze alimentari più costose potrebbero determinare un aumento dell’impiego di frumento per i mangimi animali, con conseguente dipendenza delle economie in via di sviluppo dalle importazioni da paesi avanzati che gestiscono surplus di frumento.
In passato, Cina, Russia, Ucraina e Kazakistan hanno imposto dazi all’importazione e limiti alle esportazioni, creando squilibri a livello dell’offerta mondiale. Data l’importanza di questo gruppo di nazioni per l’offerta e le esportazioni globali, l’imposizione di politiche protezionistiche potrebbe sostenere i prezzi del frumento dato che i mercati devono inglobare un potenziale inasprimento degli scambi mondiali.
I fondamentali del frumento e della maggior parte delle merci agricole sono fortemente influenzati da una variabile: il tempo atmosferico. Condizioni di estrema piovosità o di siccità possono incidere negativamente sulle rese agricole, portando a una contrazione dell’offerta e a un incremento del prezzo del frumento. Nel 2012, una forte ondata di calore e diversi incendi nelle zone forestali hanno decimato i raccolti in tutta l’ex Unione Sovietica, causando una significativa riduzione della produzione e delle esportazioni. Il prezzo del frumento è aumentato del 25% in un unico mese nel periodo giugno-luglio 2012.

Tipologie d'investimento

Gli investitori possono acquisire un'esposizione all’industria del frumento mediante società agricole coinvolte in qualche misura nel ciclo di produzione e nel commercio di questa materia prima. Tra le aziende quotate in borsa che offrono un’esposizione al frumento figurano Archer Daniel Midland e Bunge, che hanno entrambe sede negli Stati Uniti.
I future sul frumento vengono negoziati principalmente sul CME Group Chicago Board of Trade (CBOT) con il simbolo “W” in lotti di 5000 bushel (all’incirca 136 tonnellate metriche). La qualità base di questi contratti è il frumento tenero rosso invernale, spesso chiamato “grano di Chicago”. I future sul frumento negoziati sul CBOT sono utilizzati come benchmark per i prezzi del frumento in generale e sono quotati in centesimi di dollaro USA per bushel. I mesi di quotazione per ogni contratto sono marzo, maggio, luglio, settembre e dicembre. Le contrattazioni avvengono in tutti i giorni della settimana dalle 8:30 alle 13:15 CT.

I contratti future vengono solitamente liquidati poco prima della loro scadenza stipulandone di nuovi per evitare di dover prendere effettivamente in consegna la merce – tale processo è noto come “roll over”. Ciò consente di mantenere un’esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più costosi di quelli venduti (curva dei future ascendente), con ripercussioni negative sui rendimenti degli investimenti. Tale fenomeno viene chiamato “contango”. Viceversa, è possibile che i contratti acquistati siano meno costosi di quelli venduti (curva dei future discendente), con effetti positivi sui rendimenti degli investimenti. Questo scenario è noto come “backwardation”. Il costo/beneficio derivante dal roll over dei contratti future viene chiamato “rendimento roll”. (Per maggiori informazioni si rimanda a ETPedia, la nostra enciclopedia sugli ETP, accessibile cliccando qui).
Gli ETP sul frumento replicano degli indici creati per simulare un’esposizione continua ai rendimenti dei future su questa merce agricola. Il prezzo spot del frumento non è investibile, poiché comporterebbe la detenzione fisica della materia prima. Gli investitori devono dunque tenere presente che quando investono in un ETP o in qualsiasi altro strumento finanziario replicante un indice che fornisce un’esposizione continuativa ai rendimenti dei future sul frumento, i rendimenti comprenderanno il beneficio (se la curva è in backwardation) o il costo (in caso di contango) del roll over dei future per mantenere tale esposizione. Talvolta i rendimenti totali degli investimenti in future su materie prime possono differire in maniera anche significativa dai rendimenti teorici espressi nei prezzi spot o in quelli dei future con scadenza più prossima (come indicato in basso).

Tra gli indici che forniscono un’esposizione ai future sul frumento figurano il Dow Jones–UBS Wheat Subindex, l’S&P GSCI Wheat Index, l’UBS Bloomberg CMCI Wheat Index e il Teucrium Wheat Fund Benchmark Index (Stati Uniti).

Prezzi

Figura 6: Prezzo del frumento in centesimi di dollaro USA

 etf_fig6_wheat_v2-01

Fonte: Bloomberg.


  • 1. USDA, Foreign Agricultural Service
  • 2. USDA, Economic Research Service, Proiezioni internazionali di lungo termine dal 2013 al 2022.
  • 3. Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Federazione russa, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan
  • 4. USDA, World Agricultural Supply and Demand Estimates
  • 5. FOA, World agriculture 2030