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Macro Alerts
Come utilizzare la liquidità implicita degli ETF per posizionarli adeguatamente in portafoglio
15 nov 2016
WisdomTree


Il termine “liquidità” è sicuramente uno dei più fraintesi nel settore degli ETF. Di cosa si tratta? In generale, si definisce come la capacità di convertire rapidamente un investimento in denaro, con i minori attriti o costi di transazione possibili. La liquidità infragiornaliera rappresenta uno dei fattori più importanti che differenziano i fondi comuni dagli ETF. Poiché gli ETF, come i titoli azionari, sono negoziati in borsa, gli investitori spesso equiparano il volume alla liquidità. Nulla di più falso. La liquidità di un ETF non è data dai volumi scambiati in un determinato giorno e non è indicativa della possibile liquidità futura dello strumento. Il volume di un ETF è un numero storico. Inoltre, nemmeno gli asset in gestione (AUM) sono indicativi della possibile liquidità di un ETF. In parole povere, la liquidità di un ETF dipende dall’accessibilità degli asset nel paniere sottostante con un ulteriore strato di liquidità fornito dal volume di negoziazione giornaliero dell’ETF in Borsa.

 

Gli ETF sono veicoli aperti e ciò significa che nuove quote possono essere create o riscattate su richiesta. Poiché gli ETF sono quotati sulle borse principali (il mercato secondario), ma dispongono anche di un solido processo di creazione e riscatto sul mercato primario, gli investitori possono negoziarli intra-day, in maniera molto efficiente, a prescindere dal volume giornaliero dello strumento. Nuove quote vengono create sul mercato primario per rispondere alla domanda sul mercato secondario. Innanzitutto un ETF è un involucro che contiene un paniere di titoli sottostanti oppure offre esposizione ad un benchmark sottostante. La liquidità di un ETF deriva principalmente da questo paniere sottostante di titoli.

 

Gli investitori non dovrebbero escludere strategie valide ed innovative sulla base del volume o degli AUM di un ETF. Ecco alcune delle trappole nelle quali bisognerebbe evitare di cadere:

(1) Pensare che tutti gli ETF si comportino in maniera analoga e debbano essere utilizzati nello stesso modo:

Si tratta di un elemento importante poiché i prodotti d’investimento strategici tendono a registrare volumi giornalieri inferiori rispetto a quelli tattici. Gli investitori che adottano ETF strategici prediligono in genere investimenti di più lungo periodo. Solitamente questi ETF non replicano i benchmark principali ma si tratta piuttosto di indici proprietari posizionati per aiutare gli investitori ad ottenere maggiori rendimenti corretti per il rischio nel corso del tempo. E’ probabile che simili prodotti presentino volumi giornalieri inferiori di ETF poiché gli investitori non li acquistano o vendono molto spesso. Anche in questo caso, ciò non significa che lo strumento è illiquido ma piuttosto che viene negoziato in borsa poco di frequente. La liquidità proviene dal paniere sottostante e ad essa contribuisce l’efficienza strutturale dell’involucro dato dall’ETF. Queste strategie non dovrebbero essere trascurate nell’ambito di un universo d’investimento basato sul parametro dei volumi.

(2) Ritenere i mercati USA un benchmark da confrontare all’Europa:

La realtà è che il mercato europeo degli ETF è molto diverso. E’ molto più frammentario rispetto a quello statunitense: esistono svariati emittenti in numerosi Paesi che lanciano e quotano prodotti su diverse borse e in diverse valute. Lo stesso ETF può essere oggetto di quotazione transfrontaliera per quattro volte e risultare quotato in quattro monete differenti. I volumi degli ETF non sono consolidati su un’unica borsa o un unico ticker, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti dove gli ETF sono quotati e regolati in USD e ciò consente la pubblicazione di un numero consolidato che riguarda i volumi. 

E’ inoltre risaputo che le transazioni fuori borsa (off-exchange) o over-the-counter (OTC) avvengono in quantità superiore in Europa rispetto agli USA. Dal punto di vista del cliente questo è un fattore negativo poiché offusca la percezione di quanto accade effettivamente sui mercati. Nel 2016 YTD, circa il 74,5% di tutte le transazioni in ETF effettuate sulla borsa di Londra ha riguardato operazioni OTC1. Non necessariamente questi volumi impattano il listino in termini di dati stampati, comportando una visione distorta dell’andamento del mercato. In questo caso, i volumi degli ETF non sono propriamente bassi ma appaiono così come sono.

 

Quindi, come può un investitore quantificare realmente la liquidità sottostante di un ETF?

La liquidità implicita di un ETF è l’unico parametro valido affinché gli investitori possano valutare la liquidità potenziale di un ETF. La Liquidità implicita è “una rappresentazione del numero di quote negoziabili giornalmente in un ETF secondo quanto descritto dall’unità di creazione”. Questo numero aiuta gli investitori a capire, in maniera tangibile, quante quote (o USD, EUR, GBP o CHF) di un ETF possono scambiare su base giornaliera senza che il prezzo dei titoli sottostanti ne sia influenzato.

Nell’esempio di cui sotto, si osserva che la liquidità implicita del WisdomTree US Equity Income UCITS ETF (DHSD LN) supera un miliardo di USD (oltre 58 milioni di quote). Ciò indica ad un investitore che, senza influenzare il prezzo dei titoli sottostanti, è ancora possibile negoziare con facilità oltre un miliardo di USD di DHSD LN su base giornaliera, se si guarda alla liquidità dei titoli sottostanti, considerandola nei termini di un prodotto ETF. Ciò offre una valutazione molto diversa del possibile impiego di un ETF rispetto a quanto non avvenga attraverso il volume di negoziazione corrente di un ETF in borsa.

 

Fonte: Bloomberg

Oltre a comprendere il concetto di liquidità implicita, un investitore dovrebbe porre alcune domande al team Capital Markets dell’emittente dei prodotti ETF, per capire le possibili dimensioni dell’investimento nel prodotto:

+ Quanto sono liquidi ed accessibili i titoli sottostanti?

+ Quanto è semplice coprire il paniere sottostante?

   +Esistono coperture correlate? Esistono prodotti o derivati correlati che possano essere utilizzati per fornire liquidità all’ETF?

+ La negoziazione dei titoli sottostanti prevede l’applicazione di tasse o altri oneri (ex: ticket)?

 

Poiché l’industria degli ETF continua a crescere, sul mercato verranno lanciati nuovi prodotti. La maggior parte non entrerà fin dal primo giorno sul mercato con masse o volumi notevoli ma l’investitore capace dovrebbe ricercare gli strumenti che offrono opportunità interessanti per il portafoglio – gli ETF rafforzati da una valida strategia, in grado di rispondere alle esigenze dell’investimento- anziché considerare esclusivamente i volumi di transazione. Infine, gli ETF sono strumenti strutturalmente solidi, trasparenti, che presentano il vantaggio di poter entrare e uscire dalle posizioni in tempi rapidi e in maniera efficiente, in caso di necessità – grazie all’efficienza della loro struttura e al processo di transazione di questi prodotti.

Fonte

[1] Borsa di Londra (London Stock Exchange): ETF&ETP Monthly Trading Data by Security,http://www.lseg.com/areas-expertise/our-markets/london-stock-exchange/fixed-income-markets/listed-products/etfs


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