Meno stato, più segnali: l'approccio che esclude le imprese statali (SOE) ai mercati emergenti
Principali insegnamenti
- Il rinnovato premio di crescita dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati, il raffreddamento dell'inflazione e l'indebolimento del dollaro stanno creando le condizioni per la sovraperformance delle azioni dei mercati emergenti nel lungo periodo.
- La leadership di mercato dei mercati emergenti si sta spostando verso aziende non statali competitive a livello globale, con India, Cina e America latina che mostrano solidità degli utili su ampia scala.
- Da inizio anno, il WisdomTree EM ex-State-Owned Enterprises UCITS ETF (XSOE) ha visto un rialzo del 29,45%, beneficiando della sua propensione verso settori orientati alla crescita e società con un forte allineamento con gli azionisti.
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Nel 2025 i titoli azionari dei mercati emergenti (EM) sono tornati al centro dell'attenzione per ragioni che vanno oltre la consueta narrativa “dollaro debole = acquistare titoli EM”. A determinare questa tendenza sono tre fattori. In primo luogo, il divario di crescita tra i mercati emergenti e le economie avanzate si è nuovamente ampliato. In secondo luogo, il contesto politico è migliorato, passando da punitivo a semplicemente incerto, con segnali concreti di allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Infine, la leadership all'interno dei mercati emergenti si è spostata verso aziende private competitive a livello globale, piuttosto che verso imprese statali. Si tratta di un cambiamento significativo per gli investitori: la differenza tra imprese statali (SOE) e non statali è ora più importante rispetto a dieci anni fa.
L'importanza del divario di crescita tra mercati emergenti e sviluppati
Per quanto riguarda la crescita, le proiezioni di ottobre 2025 del Fondo monetario internazionale (FMI) indicano un 4,2% per le economie emergenti e in via di sviluppo nel 2025, rispetto a circa l'1,6% per le economie avanzate, con un divario simile anche nel 2026. La differenza non è il risultato di stimoli temporanei o effetti base. Riflette una domanda più solida nei maggiori mercati emergenti (mentre l'inflazione scende), che si unisce a vincoli di fine ciclo negli Stati Uniti e in Europa che limitano la crescita dei paesi sviluppati. Storicamente, i periodi con un chiaro premio di crescita dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati e un dollaro non in rialzo hanno tendenzialmente coinciso con una sovraperformance delle azioni dei primi nei 12-24 mesi successivi.
Secondo i dati sulla parità del potere d'acquisto (PPP) del FMI, il blocco Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (BRICS) rappresenta circa un terzo del prodotto interno lordo (PIL) mondiale, mentre il G7 è sceso al di sotto di tale soglia. Negli ultimi trent'anni, la quota del G7 è scivolata dal 45% a circa il 20%, mentre quella dei paesi BRICS è salita da meno del 20% a circa il 31%. Per gli investitori, questo significa che il baricentro continua a spostarsi verso i mercati emergenti, giustificando il mantenimento di allocazioni strategiche negli stessi anche dopo un periodo positivo.
Figura 1: Ora le economie dei paesi BRICS contribuiscono maggiormente all’economia mondiale rispetto al G7 (in termini di PPP)

Fonte: Fondo monetario internazionale, Economist, WisdomTree, al 30 giugno 2025. Le previsioni non sono indicative della performance futura e qualsiasi investimento è soggetto a rischi e incertezze.
Rischio politico: dall'escalation alla rivalità controllata
Il rischio di dazi non è scomparso, ma i mercati sono passati dallo “scenario peggiore” a quello “base”. L'anno è iniziato con una serie di misure protezionistiche e controlli più severi da parte della Cina sulle terre rare, per poi passare alle negoziazioni. Alla fine di ottobre, i funzionari statunitensi hanno delineato un accordo con Pechino per evitare dazi generali del 100% e rinviare nuove restrizioni sulle esportazioni di terre rare. Il punto chiave è che l'escalation è stata ridimensionata e le eccezioni relative ai dazi sono state estese, riducendo i rischi di coda per le catene di approvvigionamento globali e gli esportatori dei mercati emergenti. Questo ammorbidimento va a favore delle aziende cinesi, il cui vantaggio competitivo continua a basarsi su materiali e componenti avanzati, ovvero settori in cui la capacità di lavorazione della Cina rimane dominante.
Utili: dove risiedono realmente i miglioramenti
In Cina, l'ultima stagione degli utili è stata caratterizzata da una base particolarmente ampia, piuttosto che limitata all'ambito tecnologico. Con l’84% della capitalizzazione di mercato del settore già pubblicata, i finanziari e i materiali hanno superato le aspettative su due fronti: sia in termini di numero di società che di sorpresa ponderata1. A livello di indice aggregato, se misurati in base alla sorpresa ponderata, gli utili riportati hanno superato il consenso (+6,3%)1. Nell'MSCI China A Onshore Index, il settore dei materiali ha registrato revisioni al rialzo rispetto alle stime di consenso sull'EPS per il 2025, mentre l'energia e i semiconduttori hanno visto moderate revisioni al ribasso.
Il tono degli utili in India è stato costante e il mix è costruttivo. Le large cap indiane (Nifty Index) oscillano vicino a livelli record2, con l’attenuarsi dell’inflazione e una maggiore chiarezza sulle politiche che favoriscono l’appetito per il rischio. Con circa il 70% della capitalizzazione di mercato a flottante libero del Nifty riportata per il secondo trimestre dell’anno fiscale 2026, gli utili stanno registrando una crescita di circa il 7% su base annua, trainati da alcuni segmenti finanziari, dei metalli e industriali3. Le tendenze di crescita del fatturato, legate alla domanda festiva e favorite dal rinvio di cinque settimane degli acquisti dopo i tagli delle aliquote dell'imposta sui beni e servizi (GST), hanno fornito un contesto favorevole. I commenti delle società suggeriscono una qualità stabile degli asset bancari, un miglioramento della domanda informatica e un portafoglio ordini solido nel settore degli industriali.
La forza del mercato azionario latinoamericano è stata sostenuta dal miglioramento della visibilità macroeconomica e da una serie di orientamenti settoriali. In Brasile, la scalata dell'Ibovespa a livelli record è stata favorita dalla disinflazione, dal rafforzamento dei salari reali e dal vigore del real brasiliano, con i finanziari, l'energia e le infrastrutture in prima linea. Il rally del Messico, che ha ripetutamente raggiunto livelli record, è stato accompagnato da un peso messicano forte e da un percorso più morbido della Federal Reserve (Fed), con utili resilienti nel terzo trimestre guidati da materie prime, finanziari e industriali.
L'avanzata del Cile è stata guidata dai settori legati alla domanda interna, come il commercio al dettaglio, la finanza e gli immobili, con l'inflazione che si è stabilizzata rientrando nell'obiettivo. Nel frattempo, il Perù continua a beneficiare della forza dei flussi di cassa legati al settore minerario, accompagnata da progressi costanti nella finanza e nei beni di consumo.
Perché l'orientamento che esclude le imprese statali è adatto a questo ciclo
Una delle differenze significative tra i titoli dei mercati sviluppati e quelli dei mercati emergenti risiede nella loro struttura proprietaria. Il WisdomTree Emerging Market ex-State Owned Enterprises (SOE) UCITS ETF (Ticker: XSOE) offre esposizione all'ampio universo dei mercati emergenti, investendo in società in cui il governo locale detiene meno del 20% delle azioni, il che lo rende l'unico fondo di questo tipo.
Riteniamo che esporsi a società non statali rappresenti un modo più efficiente per gli investitori di rivolgersi ai mercati azionari emergenti, poiché mitiga i rischi intrinseci di un investimento in aziende che non hanno il pieno controllo delle proprie operazioni. Il risultato è un orientamento strutturale verso imprese i cui incentivi sono allineati con quelli degli azionisti di minoranza e i cui rendimenti dipendono dal prezzo e dal prodotto, non dalle direttive politiche.
Dal punto di vista dell'allocazione, questo comporta una maggiore esposizione ai settori dell'informatica, delle piattaforme di consumo, dei finanziari e delle nicchie industriali in Cina, Taiwan, India e Corea, e una minore esposizione ai settori dell'energia, dei materiali, degli immobili e dei servizi pubblici.
L'eliminazione delle SOE, che tendono a concentrarsi in settori della “vecchia economia” quali i finanziari, l'energia e i materiali, gli immobili e i servizi pubblici, fa sì che il XSOE abbia una modesta inclinazione strutturale verso settori della “nuova economia” quali l'informatica, i beni di consumo discrezionali, la sanità e gli industriali.
Figura 2: Orientamenti settoriali GICS – confronto tra il WisdomTree EM ex-SOE UCITS ETF e l’MSCI Emerging Markets Index

Fonte: WisdomTree, Bloomberg, FactSet, al 30 settembre 2025. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Da inizio anno, il WisdomTree EM ex-SOE UCITS ETF (Ticker: XSOE) è salito del 29,45%, sovraperformando il contesto competitivo dei mercati emergenti a ottobre 2025, come evidenziato di seguito.
Figura 3: Performance storica rispetto al contesto competitivo dei mercati emergenti

Fonte: WisdomTree, Bloomberg, FactSet, dal 18 agosto 2014 al 31 ottobre 2025. N.B. – WisdomTree è rappresentata dal WisdomTree Emerging Markets ex-State-Owned Enterprises ESG Screened Index TR. Vanguard è rappresentata dall’FTSE Emerging Net Tax Index TR. Fidelity è rappresentata dal Fidelity Emerging Markets Quality Income Index NTR. UBS è rappresentata dall’MSCI Emerging Net Total Return USD Index. HSBC è rappresentata dall’FTSE Emerging ESG Low Carbon Select Net Tax Index. I calcoli si basano sui rendimenti in USD e includono dati da test/stime retrospettivi. Le stime relative alla standard deviation si basano sui rendimenti giornalieri. Non è possibile investire direttamente in un indice. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Dal punto di vista delle valutazioni, il WisdomTree EM ex-SOE UCITS ETF offre un tasso di crescita a lungo termine più elevato, oltre a un tasso di crescita delle vendite e degli utili sui tre anni precedenti superiore rispetto all'MSCI Emerging Markets Index. Il WisdomTree EM ex-SOE UCITS ETF presenta un'esposizione più diversificata, pari al 78,8% per le large cap, al 19,5% per le mid cap e all'1,8% per le small cap.
Figura 4: La selezione basata sulla proprietà statale offre una crescita maggiore e una qualità migliore
Fonte: FactSet, WisdomTree, al 30 settembre 2025. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Conclusione
I titoli azionari dei mercati emergenti stanno beneficiando di un solido vantaggio in termini di crescita rispetto ai mercati sviluppati, con meno ostacoli commerciali e politici rispetto a quanto previsto dagli investitori all'inizio dell'anno. Anche la solidità degli utili si sta estendendo, e non è più determinata da un solo paese o settore. Il cambiamento a lungo termine della rilevanza economica globale a favore delle economie BRICS, evidenziato dai dati PPP, sottolinea come questo non rappresenta soltanto un fenomeno ciclico. Si tratta di un riallineamento strutturale che mira ad acquisire esposizione alle parti dei mercati emergenti in grado di trasformare la forza macroeconomica in rendimenti per gli azionisti. Escludendo le imprese statali e concentrandosi su società private competitive a livello globale, il WisdomTree EM ex-SOE UCITS ETF punta proprio a questo segmento. Agli investitori alla ricerca di utili più costanti, una governance migliore e orientamenti settoriali più chiari, il WisdomTree EM ex-SOE UCITS ETF offre un modo pratico per ottenere un'allocazione di qualità superiore ai mercati emergenti.
1 Utili MSCI China, revisione intermedia del terzo trimestre 2025, al 7 novembre 2025.
2 Bloomberg – Nifty Index a 25879 punti, al 13 novembre 2025.
3 FactSet, WisdomTree, al 4 novembre 2025.
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