WisdomTree
Gold Monthly
January 2026
Nitesh Shah
Head of Commodities and Macroeconomic Research, WisdomTree Europe
Un affermato professionista nel settore della finanza, Nitesh Shah vanta oltre 24 anni di esperienza nel campo della ricerca e delle strategie d'investimento. In qualità di Head of Commodities & Macroeconomic Research di WisdomTree Europe, gestisce l'analisi di mercato e gli approfondimenti sulle varie asset class, con particolare attenzione alle materie prime e agli ETP. In precedenza, ha ricoperto ruoli presso Moody's, HSBC Investment Bank, The Pension Protection Fund e Decision Economics, maturando competenze in materia di analisi di mercato e strategie.
Nitesh ha conseguito un master in Economia e finanza internazionale presso la Brandeis University e una laurea in Economia presso la London School of Economics. I suoi approfondimenti vengono spesso pubblicati dai media finanziari ed è un ricercato relatore in occasione di eventi del settore. Conduce inoltre il podcast “Commodity Exchange”, in cui discute delle tendenze che influenzano i mercati globali. Nitesh guida con passione gli investitori, offrendo spunti pratici per aiutarli a orientarsi in un panorama finanziario complesso.
Performance solida, basi ancora più solide
L'eccezionale performance dell'oro
Il 12 gennaio 2026, l'oro ha raggiunto un nuovo massimo intraday di 4630 USD/oncia, sulla scia dell'ultimo attacco dell'amministrazione Trump alla Federal Reserve.
Nel 2025, il metallo prezioso ha registrato la sua performance più forte dal 1979, superando di gran lunga la maggior parte delle asset class affermate. Tuttavia, tale risultato non è insolito. Negli ultimi 21 anni, è stato in media l'asset con le performance migliori, classificandosi al primo o al secondo posto in 14 di essi.

Fonte: WisdomTree, Bloomberg, dati al 31 dicembre 2025. Tutti i rendimenti sono espressi in USD. I rendimenti su 21 anni sono annualizzati dal 31 dicembre 2004 al 31 dicembre 2025. Dati: Titoli azionari – MSCI World, Obbligazioni – Bloomberg Barclays Agg Sovereign TR Unhedged, Settore immobiliare – EPRA/NAREIT Global, Bloomberg Commodity Total Return Index, Liquidità – US T-Bill 3 Mth. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
I rischi geopolitici riaffiorano
Siamo entrati nel 2026 immersi in una nuova ondata di rischi geopolitici. In primo luogo, il cambio di regime in Venezuela, guidato dagli Stati Uniti, ha alterato lo status quo. Con le maggiori riserve accertate al mondo, il Venezuela è ricco di petrolio e l'amministrazione Trump ha chiaramente espresso la volontà di accelerare la produzione petrolifera. Questo sviluppo ha acuito l'attenzione del mercato sulle intenzioni degli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia, mentre l'amministrazione ha già manifestato interesse a controllare le risorse naturali del territorio. La Danimarca, che governa la Groenlandia, ha opposto resistenza di fronte a tali ambizioni e le tensioni tra le due nazioni saranno probabilmente oggetto di un attento monitoraggio.
Nel frattempo, i disordini politici in Iran si sono notevolmente intensificati. Il 28 dicembre, in seguito al crollo improvviso del valore della valuta, sono scoppiate proteste che hanno causato oltre 540 morti e più di 10.000 arresti. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington sta valutando possibili risposte alle notizie relative alle violente repressioni, mentre il ministro degli esteri iraniano ha affermato che il Paese è “pronto a negoziati basati sul rispetto reciproco e sugli interessi nazionali”. Il grafico in basso non riflette ancora l'escalation dei rischi geopolitici nel 2026, poiché l'indice ha subito un leggero calo verso la fine del 2025.
Oro e geopolitica

Fonte: l'indice del rischio geopolitico di Dario Caldara e Matteo Iacoviello si basa su un conteggio degli articoli di giornale che trattano le tensioni geopolitiche (guerra), Bloomberg, WisdomTree. Da gennaio 1986 a dicembre 2025. La performance passata non è indicativa di quella futura. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Pressioni sull'indipendenza della banca centrale
Il 2025 è stato caratterizzato da ripetuti attacchi alla Federal Reserve (Fed) statunitense da parte dell'amministrazione Trump. Questi tentativi di minare la leadership della Fed hanno sostenuto i prezzi dell'oro, mentre i mercati mettono sempre più in discussione l'indipendenza della banca centrale. In precedenza, Trump aveva preso di mira la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, tentando di licenziarla con l'accusa di frode ipotecaria. Tale tentativo è stato bloccato da un tribunale federale statunitense e sarà discusso dalla Corte Suprema alla fine di questo mese.
Più recentemente, l'indagine penale avviata sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, da parte dei procuratori federali rappresenta uno sviluppo altamente insolito. Powell ha commentato:
“Si tratta di capire se la Fed sarà in grado di continuare a fissare i tassi di interesse sulla base di dati concreti e condizioni economiche, o se invece la politica monetaria sarà influenzata da pressioni politiche o intimidazioni”, ha affermato Powell.
“Ho profondo rispetto per lo Stato di diritto e per l’assunzione di responsabilità nella nostra democrazia. Nessuno, e certamente non il presidente della Federal Reserve, è al di sopra della legge, ma quest’azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle continue minacce e pressioni da parte dell'amministrazione”.
Dopo diverse settimane di apprezzamento, in seguito alla notizia il dollaro statunitense ha ricominciato a indebolirsi. Riteniamo che il deprezzamento della valuta sia di grande sostegno per i prezzi dell'oro.
Oro e dollaro statunitense

Fonte: WisdomTree, Bloomberg, da gennaio 1971 a gennaio 2026. Dati giornalieri. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Il posizionamento nei future si normalizza e le partecipazioni in ETP sull'oro sfiorano traguardi importanti
La Commodity Futures Trading Commission ha ora recuperato il ritardo nella pubblicazione dei dati causato dal blocco delle attività amministrative dello scorso anno. Durante il periodo in questione (dal 1° ottobre al 12 novembre 2025), il posizionamento speculativo netto sull'oro era stato inferiore alla media. Da allora, è tornato superarla.
Posizionamento speculativo netto nei future sull'oro

Fonte: WisdomTree, Bloomberg, da gennaio 2009 a gennaio 2026. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Nell’ultimo anno i flussi verso gli ETP (exchange-traded product) sull’oro sono stati positivi, nonostante un breve periodo di deflussi nel mese di ottobre, quando gli investitori hanno realizzato profitti dopo un forte rally. Secondo i dati di Bloomberg, le partecipazioni totali in ETP sull'oro rimangono appena al di sotto della soglia dei 100 milioni di once ma, per la prima volta dal 2022, sembrano destinate a superare presto tale livello.
Oro detenuto negli ETP (exchange-traded-product)

Fonte: WisdomTree, Bloomberg, da gennaio 2020 a gennaio 2026. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Le banche centrali rimangono acquirenti strutturali
Sulla base delle statistiche finanziarie internazionali dell'FMI (probabilmente inferiori di almeno due terzi rispetto alla realtà), nel novembre 2025 gli acquisti netti di oro da parte delle banche centrali sono stati pari a 45 tonnellate, portando il volume dall'inizio dell'anno a 297 tonnellate. Tenendo conto dell'inesattezza dei dati, nel 2025 gli acquisti di oro da parte delle banche centrali sembrano aver superato le 1.000 tonnellate, oltrepassando tale soglia per il quarto anno consecutivo e più che raddoppiando la media annuale registrata nel decennio precedente al 2022.
Lo scorso anno, i maggiori acquirenti sono stati Polonia, Kazakistan, Brasile e Turchia. La Polonia, che ha effettuato gli acquisti più consistenti, ha rivisto la propria politica in materia di riserve per autorizzare la detenzione in oro di oltre il 20% (con una stima di circa il 28% alla fine di novembre) delle riserve in valuta estera (FX). Il Kazakistan, secondo acquirente per volume, detiene ora oltre il 70% delle proprie riserve FX in oro. Sul fronte delle vendite, l'attività è stata limitata. Singapore, che non ha effettuato acquisti significativi prima del 2021, ha accumulato oltre 100 tonnellate in tre anni, per poi procedere a una riduzione di 25 tonnellate negli ultimi due.
Principali acquirenti e venditori tra le banche centrali, da gennaio a novembre 2025 (dati IFS dell'FMI)

Fonte: WisdomTree, Fondo monetario internazionale, World Gold Council, da gennaio a novembre 2025. SOFAZ = State Oil Fund della Repubblica dell'Azerbaigian. Si noti che i dati comunicati dall'FMI sono notevolmente inferiori rispetto alle stime di Metals Focus. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Nuove fonti di domanda
Da dicembre 2025, i fondi pensione indiani sono autorizzati ad allocare fino all'1% dei propri asset in ETF approvati su oro e argento. Con un patrimonio del sistema pensionistico nazionale che supera i 177 miliardi di dollari, si tratta di un potenziale di allocazione che può arrivare a 1,7 miliardi di dollari. In un mercato dell'oro già teso, persino un'adozione parziale rappresenterebbe una nuova fonte significativa di domanda.
I fondi pensione indiani si aggiungono a una crescente schiera di nuovi acquirenti istituzionali di oro. Le compagnie assicurative cinesi sono diventate investitori idonei nel 2025, con una domanda potenziale stimata in 244 tonnellate. Inoltre, Tether ha accumulato più di 115 tonnellate di oro.
Conclusione
Nel complesso, il perdurare dell'incertezza geopolitica, la domanda istituzionale e l'indebolimento del dollaro statunitense continuano a rafforzare il ruolo strategico dell'oro come elemento di diversificazione dei portafogli in un contesto macroeconomico sempre più instabile.