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Macro Alerts
“Brexit” o “Britin”?: il rischio politico per il Regno Unito e l’Unione Europea minaccia la sterlina e l’euro (Parte 5)
23 mag 2016
Viktor Nossek , Director of Research


Abbiamo ora analizzato le implicazioni di entrambe le ipotesi, sia di una “Brexit” che di una “Britin”, e - fattore più importante-  indicato come sarebbe opportuno investire a seconda del risultato elettorale. In quest’articolo chiuderemo la serie con un’ultima parola sulla sterlina e sull’euro.

La “Brexit” crea incertezza su tutti i fronti: anche se le condizioni da stabilire per i futuri accordi commerciali sono ancora sconosciute è probabile che, collocandosi al di fuori del blocco, il Regno Unito avrà un potere negoziale inferiore nel definire termini commerciali favorevoli. A livello bilaterale gli accordi commerciali sia con l’UE che all’estero potrebbero diventare più onerosi. Ad aggravare il clima d’incertezza contribuiscono anche le lunghe tempistiche necessarie a svincolare completamente il Regno Unito dall’Unione Europea e a stipulare un nuovo accordo in materia di scambi, sicurezza e legislazione. Fino a quando non sarà chiaro quali accordi commerciali dovranno essere attuati sia le imprese che gli investitori potrebbero posticipare gli investimenti nel Paese. Ai sensi dell’Articolo 50 che regolamenta la procedura di uscita volontaria dall’Unione Europea, la Gran Bretagna dovrà attendere due anni dalla notifica prima che il recesso entri in vigore, secondo termini e condizioni deliberati dai Paesi membri dell’UE. Fino a quando non saranno chiariti questi aspetti permarrà l’incertezza riguardo al modello commerciale che il Regno Unito seguirà in futuro.

Anche se il Regno Unito assumerà pieno controllo della politica sull’immigrazione, i vantaggi economici di una riduzione dei flussi migratori appaiono dubbi o addirittura inesistenti (le entrate fiscali derivanti dall’immigrazione sono probabilmente positive e le aziende così come i servizi pubblici beneficiano di manodopera qualificata oltremare). Se l’uscita dall’UE per riottenere il controllo sull’immigrazione implica perdere l’accesso al mercato unico europeo, il rischio maggiore nel lungo periodo riguarda la frattura dell’unità nazionale, con il Partito nazionale scozzese pronto ad indire un altro referendum sull’indipendenza della Scozia nel tentativo di entrare a far parte sia dell’UE che dell’Eurozona. A rischio anche la fragile pace con l’Irlanda del Nord poiché l’inasprimento dei controlli alle frontiere, istigati dalla “Brexit”, potrebbe riaccendere le tensioni.  I forti rischi politici contrastano i dubbi vantaggi sul fronte fiscale e il mercato del lavoro. L’incertezza politica aleggia inoltre anche all’interno della stessa Inghilterra: tra i Conservatori, il partito è molto diviso al suo interno, con sei ministri di Gabinetto e metà dei parlamentari contrari alla campagna del primo ministro Cameron in favore della permanenza nell’Ue.

Anche l’euro rischia di soccombere alle pressioni di vendita, poiché i partiti minoritari cercheranno di sfruttare la “Brexit” spingendo le proprie agende nazionali a spese di un piano di respiro europeo per affrontare i disavanzi di bilancio, la disoccupazione e l’immigrazione. Per allentare le pressioni politiche la Commissione Europea probabilmente adotterà posizioni più intransigenti sull’immigrazione, mostrandosi invece più tollerante verso gli Stati membri che faticano a raggiungere gli obiettivi fiscali. Ciò nel tentativo di placare i partiti minoritari che stanno destabilizzando i deboli governi di coalizione in Europa, alimentando un clima politico sempre più ostile nei confronti del progetto europeo.

Quindi?

Fino a quando l’UE non dimostrerà di essere unita nell’affrontare le spinose questioni della disoccupazione e dell’immigrazione è presumibile s’intensifichino ancora gli investimenti considerati tra i più sicuri in Europa, inclusi quelli nei Bund tedeschi, e ciò spingerà i tassi d’interesse sempre più verso lo zero o in territorio negativo. La BCE probabilmente offrirà maggiore supporto nel tentativo d’instillare fiducia nel fragile sistema bancario europeo.

Lo scenario “Brexit” rappresenta il risultato elettorale peggiore per i mercati finanziari europei. Gli investitori che desiderano un minimo di esposizione azionaria potrebbero posizionarsi in maniera difensiva diversificando sui titoli ad alto dividendo, mentre le esposizioni con copertura valutaria sull’azionario europeo potrebbero riguadagnare attrattiva se gli investitori esteri dovessero ricercare esposizione sugli attivi rischiosi dell’Area. Il sentiment negativo sugli attivi rischiosi dovrebbe inoltre favorire l’oro.

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Macro Alerts, Europe / Eurozone


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