Dai Gripen ai Goshawk: il rilancio della difesa europea parte dai droni
Principali insegnamenti
- La tecnologia dei droni incontra la geopolitica: i veicoli aerei senza pilota (UAV) sono diventati una priorità nell'agenda della difesa europea, con i paesi del continente impegnati a sviluppare capacità proprie nel settore dei droni.
- Il vantaggio di Saab nell’autonomia: l'azienda svedese Saab AB, ora parte della NATO, sta sfruttando il proprio patrimonio tecnologico per creare sistemi di droni autonomi all'avanguardia. Dallo sviluppo di software in grado di controllare sciami di 100 droni fino alla realizzazione di un velivolo da combattimento senza pilota di tipo “Loyal Wingman”.
- L'arsenale in espansione di Leonardo: l'italiana Leonardo S.p.A. sta adottando un approccio ad ampio raggio, costruendo nuove piattaforme UAV e stringendo una partnership paritaria (50/50) con la turca Baykar per creare una potenza europea nel settore dei droni, la LBA Systems.
Droni e deterrenza
Dall'Ucraina al Medio Oriente, dove sono comparsi sciami coordinati di UAV, i droni hanno dimostrato il loro valore. Questi piccoli velivoli intelligenti sono in grado di individuare bersagli, sopraffare le difese e collegarsi senza interruzioni con unità terrestri e aeree: capacità un tempo appannaggio esclusivo degli arsenali delle superpotenze. Per l’Europa, che ha assistito all’uso di tattiche improvvisate basate su droni per fermare l’avanzata dei carri armati in Ucraina, investire nella propria tecnologia per i veicoli aerei senza pilota (UAV) non è facoltativo, ma rappresenta un imperativo relativamente economico. In questo contesto, due società, Saab e Leonardo, emergono come protagoniste dell'evoluzione dei droni in Europa, ciascuna con il proprio stile.
Saab alla conquista dei cieli
Da tempo, Saab AB è sinonimo di alta tecnologia svedese nel settore della difesa, dai caccia Gripen a radar sofisticati. Ora sta applicando le sue competenze ai sistemi senza pilota. Anziché produrre grandi quantità di piccoli droni, Saab punta a renderli più intelligenti, autonomi e integrati. Un recente traguardo sottolinea questo aspetto: all’inizio del 2025, le forze armate svedesi hanno presentato un programma, sviluppato da Saab, volto a consentire a un solo operatore di controllare simultaneamente uno sciame di droni composto da ben 100 UAV. Durante le prove previste nell’ambito delle esercitazioni artiche, questi sciami dovrebbero riuscire ad adattarsi autonomamente a missioni che vanno dalla ricognizione alla consegna di carichi utili in ambienti complessi.
Figura 1: Il crescente impegno di Saab in ricerca e sviluppo - investire nelle capacità di difesa di prossima generazione

Fonte: Presentazione di Saab per i mercati finanziari, al 28 maggio 2025. Le previsioni non sono indicative della performance futura e qualsiasi investimento è soggetto a rischi e incertezze.
Il vertice di Saab sottolinea apertamente questa filosofia che mette al primo posto l'autonomia. “È soprattutto una questione di autonomia”, ha osservato l’AD, Micael Johansson, durante il Capital Markets Day di Saab, spiegando che l’azienda non è legata a una piattaforma specifica per le cellule dei droni: il vero valore risiede nel comando e controllo guidato dall’IA. Infatti, Saab sta già lavorando a un “velivolo da combattimento collaborativo”, ovvero un drone di tipo Loyal Wingman che voli al fianco dei caccia pilotati. Per quanto riguarda i droni più piccoli, invece, Saab si concentra sull’intelligenza: durante le dimostrazioni, giovani reclute con un semplice tablet riescono a tracciare una rotta di pattugliamento, che uno sciame di droni esegue autonomamente, autoorganizzandosi e ricalcolando il percorso in caso di perdita di alcuni velivoli. Questo elevato livello di autonomia significa che per impiegare droni avanzati sono necessari un addestramento e una manodopera minimi, offrendo un vantaggio fondamentale alle forze armate europee che devono fare i conti con vincoli di personale.
Leonardo: plasmare il futuro con partnership e potenza
Sotto il sole italiano, Leonardo S.p.A. sta intraprendendo un percorso più ampio verso il dominio nel settore dei droni, sfruttando il suo notevole portafoglio di prodotti e i legami paneuropei della società. In qualità di una delle più grandi aziende nel campo aerospaziale e della difesa in Europa, Leonardo opera in diverse aree, dagli elicotteri alla sicurezza informatica. Per quanto riguarda gli UAV, questo significa sia sviluppare droni internamente, sia collaborare con partner per colmare rapidamente le lacune in termini di capacità. La doppia strategia è evidente in due mosse importanti: il lancio del nuovo drone armato Falco Astore di Leonardo e una joint venture storica con il famoso produttore turco di droni Baykar.
Innanzitutto, l'impegno interno. L'Astore (dal nome italiano del Goshawk) è l'ultimo UAV a media altitudine e lunga autonomia (MALE - medium-altitude long-endurance) di Leonardo e rappresenta essenzialmente una versione potenziata e armata del precedente Falco EVO. Con un peso massimo al decollo di 650 kg, un'autonomia di 16 ore e i nuovi piloni sotto le ali, può trasportare circa 70 kg di carico. L'Astore garantisce all'Italia una certa autosufficienza in termini di capacità di attacco senza pilota. Dimostra come gli Stati europei si stiano rivolgendo alla propria industria nazionale per aumentare la prontezza, piuttosto che attendere anni per progetti paneuropei. È un chiaro promemoria del fatto che la ricerca dell’autonomia strategica da parte dell’Europa si estende anche alla necessità di avere “occhi nel cielo” di produzione nazionale. La linea Falco di Leonardo, inizialmente costituita da droni di sorveglianza non armati, si è ora evoluta in un UAS da combattimento: un percorso di adattamento che rispecchia il passaggio dell'Europa da una posizione orientata al mantenimento della pace a una improntata alla difesa.
Figura 2: Joint venture Leonardo-Baykar per potenziare le capacità europee nel settore degli UAV

Fonte: Aggiornamento del Piano industriale di Leonardo SpA.
L'inedita joint venture paritaria (50/50) di Leonardo per i sistemi senza pilota, denominata LBA Systems e con sede in Italia, mira a diventare un “attore chiave nelle tecnologie senza pilota” grazie all'unione delle forze: Baykar apporta le sue piattaforme di droni di livello mondiale (come il TB2 collaudato in battaglia e il Kızılelma a propulsione a reazione), mentre Leonardo mette a disposizione la sua esperienza nei sensori, nell'elettronica e nell'integrazione dei sistemi. La logica è convincente. Le forze armate europee hanno un bisogno sempre maggiore di droni efficienti, un mercato che si stima supererà i 100 miliardi di dollari nel prossimo decennio, e gli UAV di Baykar, testati in combattimento, sono tra i migliori. Grazie a questa collaborazione, Leonardo accelera di fatto il ciclo di ricerca e sviluppo, ottenendo accesso a un portafoglio che copre “tutti i segmenti rilevanti degli UAS”, dai mini droni tattici ai droni da combattimento di fascia alta. In cambio, Baykar ottiene una base produttiva all’interno dell'UE e la possibilità di sfruttare il know-how di Leonardo in materia di integrazione e certificazione (fondamentale per vendere alle forze armate occidentali).
Una nuova era per la difesa europea: la narrativa e i numeri
Si dice spesso che è dalla necessità che nasce l’innovazione. L'attuale necessità dell'Europa di rafforzare la propria difesa alla luce delle guerre che infuriano ai suoi confini sta dando vita a una nuova ondata di innovazioni nel campo dei droni, con Saab e Leonardo in prima linea. Con un approccio complementare, queste due aziende offrono un affascinante contrasto. Saab, proveniente da un paese non allineato di modeste dimensioni, ora membro della NATO, sfrutta i propri punti di forza realizzando sistemi più intelligenti anziché più grandi. La sua narrativa è incentrata sul vantaggio qualitativo: uno sciame in grado di riorganizzarsi autonomamente, un drone che pensa come se fosse uno dei piloti, una rete di sensori capace di confondere un nemico molto più grande. Leonardo, al contrario, proviene da uno dei paesi europei con la maggiore spesa per la difesa e adotta una strategia basata su scala e portata: copre ogni segmento del mercato attraverso una combinazione di sviluppo interno e partnership strategiche, garantendo all'Europa un accesso immediato all'intera gamma di tecnologie senza pilota.
Da un punto di vista geopolitico, questi progressi contribuiscono alla più ampia autonomia strategica del continente. I droni sono occhi e orecchie ma, sempre più spesso, fungono anche da scudi e lance. Un'Europa dotata di droni di alta gamma può monitorare meglio i propri confini, scoraggiare le aggressioni e operare in modo indipendente quando necessario.
Qualche anno fa, le aziende europee del settore della difesa erano spesso considerate investimenti poco redditizi e dipendenti da cicli di approvvigionamento lenti. Oggi non è più così. Ora si parla di urgenza, crescita e progressi tecnologici. I droni sono una parte fondamentale della storia della difesa europea. In un mondo sempre più complesso, l'industria della difesa europea non si limita a rispondere al cambiamento, ma contribuisce a guidarlo, un drone alla volta.
Colmare il divario
La forte crescita registrata recentemente dai titoli europei del settore della difesa ha innescato un certo nervosismo tra gli investitori; tuttavia, vale la pena notare che gli stessi continuano a rimanere indietro rispetto alle controparti statunitensi, proseguendo una tendenza che persiste dal 1999. I risultati storici dimostrano che i titoli europei del settore della difesa hanno ampi margini di recupero rispetto a quelli americani.
Figura 3: Performance storica degli indici relativi al settore aerospaziale e della difesa negli Stati Uniti rispetto all'Europa

Fonti: Bloomberg, WisdomTree, dal 4 gennaio 1999 al 10 luglio 2025. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.
Sebbene le aziende europee del settore della difesa abbiano visto order book da record, impegni di spesa pluriennali da parte dei governi e una quota di mercato in crescita, i loro multipli di valutazione rimangono inferiori a quelli statunitensi. Rispetto ai titoli americani del settore aerospaziale e della difesa, che vengono scambiati a rapporti prezzo/utili (P/E) storicamente più elevati (58,2x), le controparti europee continuano a essere negoziate a multipli prezzo/utili inferiori (46,6x) e offrono metriche di qualità, quali ROE e ROA, relativamente più elevate, come illustrato di seguito.
Figura 4: Confronto tra i fondamentali
Fonte: Bloomberg, WisdomTree, al 10 luglio 2025. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore
Conclusione
Qualche anno fa, le aziende europee del settore della difesa erano spesso considerate investimenti poco redditizi e dipendenti da cicli di approvvigionamento lenti. Oggi non è più così. Ora si parla di urgenza, crescita e progressi tecnologici. I droni sono una parte fondamentale della storia della difesa europea. In un mondo sempre più complesso, l'industria della difesa europea non si limita a rispondere al cambiamento, ma contribuisce a guidarlo, un drone alla volta.
