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Macro Alerts
“Brexit” o “Britin”?: la “Britin” considerata un’iniezione di fiducia per gli attivi rischiosi europei (Parte 3)
12 apr 2016
Viktor Nossek , Director of Research


Nella nostra serie in cinque episodi sulla “Brexit” esaminiamo le implicazioni finanziarie della permanenza della Gran Bretagna nell’Euro (“Britin”) o al contrario della sua uscita dall’Unione (“Brexit”)Si rimanda ai paragrafi “In sintesi:” e “Prima del referendum del 23 giugno – la Grexit del 2015 suggerisce di restare coperti fino al “B” Day” per le analisi delle prime due settimane.

Nel nostro scenario principale, la Gran Bretagna voterà per restare nell’UE (“Britin”), non fosse altro perché sono in molti a temere che il clima d’incertezza rischierebbe di minare il difficoltoso ritorno alla stabilità economica. Si pensi alla ripresa del mercato del lavoro, con un significativo miglioramento del reddito solo a partire dal 2014: è solo di recente che le famiglie britanniche hanno iniziato a beneficiare in maniera tangibile della ripresa economica. Come illustrato nel Grafico 2, dopo anni di ribassi, lo stipendio medio dei lavoratori impiegati nel settore privato ha invertito l’andamento, iniziando a superare l’inflazione solo dopo che il tasso di disoccupazione è sceso tornando ai livelli antecedenti alla crisi finanziaria.

Nel caso del referendum per l’indipendenza scozzese indetto nel 2014, quando i timori degli anziani riguardo a eventuali ripercussioni sulla previdenza sociale e le ansie dei giovani in merito al mercato del lavoro hanno indirizzato il voto a favore della permanenza della Scozia nel Regno Unito, il risultato finale ha fatto sì che la questione dell’identità nazionale fosse accantonata a vantaggio di una maggiore prosperità economica. Considerate le difficoltà della ripresa negli ultimi anni, oltre al fatto che l’UE resta il blocco commerciale principale del Regno Unito (fattore che sta spingendo le aziende britanniche a sostenere con foga la “Britin”), sembra probabile uno sviluppo analogo.

In tale contesto, gli elettori britannici voteranno con un occhio alle tasche, preservando lo status quo di un’unione imperfetta con l’Europa continentale. Una volta rimosse le incertezze politiche ed economiche, la “Britin” dovrebbe ripristinare la fiducia negliasset in sterlina e anche rafforzare quelli in euro. E’ probabile si allentino le condizioni di accesso al credito e ciò dovrebbe contribuire alla vitalità della domanda interna in Europa.

Quindi? Riteniamo saranno i titoli azionari delle small cap europee a beneficiare maggiormente della permanenza del Regno Unito nell’UE, insieme all’azionario mid small cap britannico con un’esposizione relativamente ampia sull’Europa.


Macro Alerts, Europe / Eurozone


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